Nuovo Piano vaccini Covid, si accelera su Fase 3. Preoccupa capillarità punti vaccinali
Le forniture di vaccini anti Covid dovrebbero aumentare nelle prossime settimane e Governo e Regioni stanno mettendo a punto una nuova tabella di marcia
Le forniture di vaccini anti Covid, salvo soprese, dovrebbero vedere aumenti nelle prossime settimane e, con l'ok di Aifa al vaccino Astrazeneca, Governo e Regioni stanno mettendo a punto una nuova tabella di marcia. La nuova proposta di piano vaccini è stata presentata ieri alle Regioni dai ministri Roberto Speranza (Salute) e Francesco Boccia (Affari regionali), insieme al commissario straordinario, Domenico Arcuri. L'impatto maggiore è nell'avvio in contemporanea alla Fase 1 - quella già nota che vede al centro operatori sanitari e sociosanitari, ospiti Rsa, over 80 - e alla Fase 2, della Fase 3 destinata principalmente alla vaccinazione del personale scolastico, lavoratori dei servizi essenziali, forze armate, e così via. Una fascia di popolazione di 3.894.847 persone, che però al momento, sulla base delle previsioni di Aifa, è limitata agli over 55 e senza patologie a rischio. Un piano che pone preoccupazioni, non solo riguardo l'organizzazione della macchina, con la gestione delle prenotazioni, ma anche per il numero di punti vaccinali sul territorio.
Vaccini Pfizer e Moderna per Fase 1 e 2. In contemporanea avvio Fase 3
In sostanza, secondo quanto è stato diffuso dalle Regioni, i vaccini Pfizer e Moderna restano destinati alla Fase 1, che comprende, come noto, personale sociosanitario, Rsa, e in generale over 80, e alla Fase 2, nella quale rientrano, come emerge, persone dai 55 in su, persone vulnerabili e più a rischio. Queste due fasce di popolazione sono state quantificate rispettivamente in 6.483.000 e 19.483.000 persone. Tra i punti su cui si sono trovati d'accordo Regioni e Governo c'è, come spiegato dal presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, la necessità di «mettere in sicurezza il prima possibile gli anziani, più colpiti dalla pandemia. Per questo abbiamo convenuto di assegnare a ogni Regione e Provincia Autonoma un numero di dosi di vaccini pari al numero degli ultraottantenni che vi sono assistiti. Successivamente, si procederà a compensazioni». In particolare, ha dettagliato Luca Zaia, presidente del Veneto, in un intervento di oggi, «con il governo abbiamo stabilito che il vaccino Pfizer e quello Moderna verranno distribuiti in percentuale sul numero degli ultra 80enni, invece Astrazeneca andrà in percentuale alla popolazione complessiva di ogni regione». Tra le Regioni con la percentuale più alta di abitanti anziani c'è Liguria e Friuli Venezia Giulia, che hanno avanzato la proposta. A ogni modo, all'interno della Fase 2 sono poi state indicate delle priorità: come anticipato dall'house organ di Fofi, ilfarmacistaonline, al primo posto ci sono persone estremamente vulnerabili, indipendentemente dall'età, e la fascia 75-79 anni, per poi procedere con le persone tra i 70-74, persone vulnerabili under 70, fino alla fascia tra 60-69 anni senza rischi specifici e da ultimo 55-59 senza rischi. In particolare, tra le aree di patologia considerate più a rischio c'è Bpco/asma/fibrosi polmonari/insufficienza respiratoria, malattie cardiocircolatorie, condizioni neurologiche, diabete e altre endocrinopatie severe, fibrosi cistica, Hiv, insufficienza renale/patologie renale, ipertensione arteriosa, malattie autoimmuni, malattia epatica e così via.
Vaccino Astrazeneca: si inizia con 3.894.847 persone. No fasce di priorità
Al di sotto dei 55 anni entra poi in gioco il vaccino di AstraZeneca, anche se dal ministro Speranza c'è fiducia che «il tetto anagrafico potrebbe essere superato in futuro dopo ulteriori valutazioni scientifiche». Il nuovo piano prevede quindi di avviare la Fase 3 (personale scolastico, lavoratori di servizi essenziali e dei setting a rischio, carceri e luoghi di comunità, persone con comorbidità moderata di ogni età) in contemporanea, entrando nel vivo dopo l'arrivo lunedì della prima consegna. All'interno di questa Fase non sono state indicate priorità, ma la vaccinazione verrà offerta a tutte le categorie contemporaneamente. Nel complesso, l'obiettivo è di somministrare 2 milioni di dosi a febbraio, 4 milioni a marzo e 8 milioni ad aprile, per un totale di 14 milioni di dosi in un trimestre ma le principali preoccupazioni sono dirette alla organizzazione della macchina e alla capillarità dei punti vaccinali sul territorio.
In via di perfezionamento accordo con medici di medicina generale
Secondo quanto scrive il Corriere, «finora le Regioni hanno proposto 2800 punti di somministrazione, di cui 1300 Rsa. I padiglioni, cioè le primule di Stefano Boeri, dovranno lavorare 18 ore al giorno, ma la svolta potrebbe arrivare dall'accordo con i medici di medicina generale, in via di perfezionamento, nel quale si prevede indicativamente 10 euro per ogni vaccinazione fatta in studio e 28 a domicilio». In particolare, sempre ieri è stata trasmessa ai sindacati della medicina generale (Fimmg, Smi, Snami, Intesa sindacale) la bozza di Protocollo d'Intesa, sui cui poi verranno sviluppate le intese locali. Sarà necessario un finanziamento aggiuntivo. Intanto, in una intervista su Repubblica, Roberto Carlo Rossi, presidente dell'Ordine dei medici di Milano e dello Snami, il secondo sindacato della medicina generale, lancia l'appello perché vengano «realizzate strutture in tutti i quartieri, soprattutto per andare incontro alle esigenze degli anziani». L'auspicio è che «le vaccinazioni non vengano però fatte negli studi dei medici, per un discorso di sicurezza del paziente, e per le code e assembramenti nei condomini. Tranne che nei piccoli paesi, bisognerà pensare ad altre soluzioni».
Farmacie: cornice normativa della legge Bilancio da valorizzare nelle regioni
Per quanto riguarda il coinvolgimento delle farmacie, la Legge Bilancio 2021 ha fissato una cornice normativa che andrà declinata, anche se alcune Regioni, come Piemonte e Lombardia, avevano già da subito richiamato tali previsioni in delibere regionali. Come si ricorderà, nella Finanziaria è stata "consentita, in via sperimentale, per l'anno 2021, la somministrazione di vaccini nelle farmacie aperte al pubblico sotto la supervisione di medici assistiti, se necessario, da infermieri o da personale sanitario opportunamente formato, eventualmente anche a seguito della fornitura da parte delle aziende sanitarie locali, secondo specifici accordi stipulati con le organizzazioni sindacali rappresentative delle farmacie, sentito il competente ordine professionale". In Lazio, intanto, è già partita la prenotazione e, in una nota di oggi, l'assessore alla Sanità, Alessio D'Amato, ha dichiarato di aver «raggiunto la quota delle 180 mila prenotazioni rivolte agli over 80, ovvero un anziano su due circa ha già la prima e la seconda dose prenotata. In appena quattro giorni si è raggiunto un risultato davvero importante. Abbiamo anche superato la quota delle 210 mila vaccinazioni somministrate complessivamente nel Lazio e sono oltre 86 mila le persone che hanno completato il percorso vaccinale». Per Bonaccini, a ogni modo, «resta imprescindibile l'arrivo delle dosi nel numero previsto, affinché non si vanifichino i singoli piani vaccinali regionali. Abbiamo sollecitato il Governo a una verifica su tutti i vaccini presenti sul mercato. Non c'è tempo da perdere, le Regioni sono pronte a offrire la massima collaborazione perché la campagna vaccinale ritorni ai ritmi delle prime settimane e anzi venga velocizzata».
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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