Dall'inizio della pandemia ad oggi un ampio campo di indagine ha riguardato il ruolo della nutrizione nella malattia da Sars-coV2, sia in chiave di prevenzione sia in termini di come gestire la dieta durante la malattia e dopo la guarigione. È ormai chiarito che Covid-19 scatena una tempesta infiammatoria mediata da citochine e che uno stato dell'organismo già compromesso in questo senso può peggiorare il decorso. Uno studio pubblicato a luglio 2020 metteva in relazione la dieta comunemente adottata nei paesi occidentali e il rischio di un esito severo della malattia. "L'alto tasso di consumo di diete ad alto contenuto di grassi saturi, zuccheri e carboidrati raffinati (quella che è comunemente definita come dieta occidentale) in tutto il mondo, contribuisce alla prevalenza dell'obesità e del diabete di tipo 2 e potrebbe esporre a un rischio maggiore di incorrere in una forma grave di malattia e mortalità".
Le conseguenze dell'infiammazione
Il nesso fra un'alimentazione e le conseguenze sulla salute, rispetto al Covid-19 sarebbe proprio lo stato infiammatorio dell'organismo indotta da una dieta sbilanciata. La dieta occidentale, così come descritta nell'articolo, attiva il sistema immunitario innato e altera l'immunità adattativa, portando a infiammazione cronica e ad un'alterata capacità di difesa dell'ospite contro i virus e ad un aumento dello stress ossidativo delle cellule. Lo studio nota, infatti, che anziani e persone già affette da malattie croniche sono le più suscettibili nei confronti del virus Sars-Cov2, nonostante tutta la popolazione sia in generale esposta allo stesso modo al rischio di ammalarsi. Inoltre, l'infiammazione periferica causata da Covid-19 può avere conseguenze a lungo termine in coloro che guariscono, portando a condizioni mediche croniche come demenza e malattie neurodegenerative, probabilmente attraverso meccanismi neuroinfiammatori che possono essere aggravati da una dieta malsana.
Long-Covid, sintomi dopo la guarigione
Inevitabile è l'associazione fra il ruolo della dieta e la sindrome di recente descritta e denominata Long-Covid, cioè quell'insieme di sintomi diversi ma comunque debilitanti che permangono dopo guarigione (provata da un tampone negativo) sotto forma di stanchezza persistente, mal di testa, mancanza di respiro, anosmia (perdita dell'olfatto), debolezza muscolare, febbre, disfunzione cognitiva, tachicardia, disturbi intestinali e manifestazioni cutanee in persone che hanno avuto una forma di malattia Covid-19 severa ma anche moderata o lieve. Il Long Covid sembra interessare anche i bambini in modo significativo. In generale "le donne pare abbiano il doppio delle probabilità di sviluppare il Long Covid, rispetto agli uomini. A 60 anni, tuttavia, il livello di rischio diventa simile. "Oltre all'essere donne anche l'età avanzata e un indice di massa corporea più alto sembrano essere fattori di rischio" (fonte epicentro.it). Il motivo anche in questo caso sembra riconducibile ad una eccessiva risposta infiammatoria attivata dal virus, ma anche una reazione autoimmune indotta dal virus stesso. Pertanto, si capisce come un controllo della dieta con attenzione particolare a preferire alimenti freschi, ricchi di vitamine, fibre e micronutrienti ad azione antiossidante e un controllo nel consumo degli zuccheri semplici dovrebbe essere una priorità assoluta, a maggior ragione in questo periodo in cui il rischio di contrarre la malattia rimane elevato.
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A cura di Redazione Farmacista33
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