Celiachia, in Italia aumentano le diagnosi nei bambini: ecco i dati aggiornati, fra i più alti al mondo
La celiachia è ancora la più frequente patologia autoimmune del bambino, che coinvolge in prima istanza l'intestino e che ha come unica terapia la dieta con esclusione del glutine per tutta la durata della vita. Studi epidemiologici recenti indicano che il numero di casi clinicamente rilevati è aumentato negli ultimi decenni, ma si sa ancora poco sui cambiamenti del valore della prevalenza.
Dati italiani: studio multicentrico
Informazioni rilevanti sono emerse da un recente studio multicentrico che ha coinvolto 9.000 alunni di scuole elementari di Verona, Milano, Roma, Padova, Salerno, Ancona, Bari e Reggio Calabria. Condotto da SIGENP (la Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica) è stato pubblicato su Digestive and liver disease. Dallo studio è emerso che il nostro paese ha una prevalenza tra le più alte al mondo pari a 1,65% fra i bambini, cioè 1 bambino ogni 60 circa. Dallo studio è emerso anche che le femmine, come accade per tutte le malattie autoimmuni, sono colpite il doppio dei maschi. In Italia è il Sud l'area con maggiore diffusione, mentre il nostro paese condivide il primato di prevalenza insieme a Svezia, Finlandia ma anche India e Nord Africa. Malgrado il crescente interesse verso questa condizione, tuttavia solo il 40% dei casi pediatrici ottiene una diagnosi su basi cliniche.
Preoccupa il dato delle sotto diagnosi
Preoccupa il dato delle sotto diagnosi. Secondo Carlo Catassi, ideatore dello studio e Direttore della Clinica Pediatrica dell'Università Politecnica di Ancona, i medici prestano molta attenzione al minimo sospetto di celiachia, ma spesso i genitori non rilevano sintomi particolari e non portano i figli dal pediatra. Quali sono i primi segnali? La familiarità per celiachia, innanzitutto, poi la presenza di altre patologie autoimmuni, che spesso si manifestano nello stesso soggetto o in ambito familiare. Quindi diarrea o stitichezza, dolori addominali, anemia da carenza di ferro, vomito e stanchezza cronica, per elencarne alcuni. La patologia si può manifestare a ogni età, anche nell'adulto. La fascia d'età più colpita è quella che va dai 2 ai 10 anni: spesso insorge nel bambino dopo il divezzamento, quando si inizia a introdurre glutine nell'alimentazione, che da quel momento passa gradatamente a farine, pane, pasta e biscotti. La latenza è di alcuni mesi o anni, poi si può si manifestare la patologia. Per quanto riguarda le cause, la celiachia per il 40% dipende dalla predisposizione genetica, per un altro 40% dall'alimentazione, il restante 20% da fattori ancora sconosciuti. Se una persona ha la predisposizione genetica ma non consumerà mai glutine non svilupperà la malattia. Alla luce di questi risultati bisogna quindi trovare strategie per tenere sotto controllo il fenomeno. È necessario aumentare le diagnosi per prevenire le conseguenze a lungo termine, ha dichiarato Claudio Romano, Presidente SIGENP e Direttore dell'Unità Operativa di Gastroenterologia Pediatrica e Fibrosi Cistica dell'Università di Messina. Le indicazioni emerse dallo studio sottolineano la necessità di uno screening nazionale della celiachia, perché nonostante l'attenzione che i pediatri italiani pongono sull'argomento - conclude lo studio - la sotto diagnosi è ancora un problema da risolvere.
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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