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Medicina

07 Novembre 2023

Virus respiratorio sinciziale: strategie per prevenire il contagio e sintomi a cui fare attenzione

Il virus respiratorio sinciziale porta anche alle bronchioliti, causa più frequente di ricovero ospedaliero in bimbi tra 10 e 12 mesi. Ecco come ridurre il contagio

di Redazione Farmacista33


Virus respiratorio sinciziale: strategie per prevenire il contagio e sintomi a cui fare attenzione

Respirazione veloce, tosse insistente, respiro rumoroso sono tra i campanelli di allarme che i genitori possono riconoscere nei loro bambini potenzialmente affetti da virus respiratorio sinciziale principale causa delle bronchioliti nei bambini. La bronchiolite, infatti, colpisce principalmente i piccoli sotto i 10-12 mesi ed è la causa più frequente di ricovero ospedaliero in questa fascia di età., con a volte necessario ricorso alla terapia intensiva. In Italia è stato isolato proprio il primo caso della stagione in un bimbo di 3 mesi ora ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma. Ecco, quindi, alcune indicazioni non solo per riconoscere l’infezione, ma anche buone pratiche per prevenirla.

Secrezioni del naso, saliva e starnuti sono il veicolo dell’infezione

 Ogni anno il virus respiratorio sinciziale è responsabile di circa 3,4 milioni di ricoveri nel mondo con un’alta mortalità nei paesi in via di sviluppo. I sintomi compaiono dopo 2-6 giorni dal contatto e la durata media della bronchiolite è 5-7 giorni. Ma anche altri virus come il rinovirus possono causare la bronchiolite. Il virus si diffonde molto facilmente, soprattutto attraverso il contatto con le secrezioni del naso e la saliva ma anche attraverso microparticelle disperse nell’aria con gli starnuti o i colpi di tosse da parte di una persona infetta. I lattanti quasi sempre contraggono l’infezione dai contatti con familiari raffreddati, mentre per i bambini piccoli spesso il virus viene contratto dove ci sono gruppi come negli asili.
Il virus, inoltre, può sopravvivere molte ore sulle superfici (tavoli, maniglie delle porte, cellulari, tastiere dei Pc) e si può contrarre, dunque, anche semplicemente toccando giocattoli o altri materiali contaminati. Per questo, l’uso delle mascherine, il lavaggio delle mani e il distanziamento sociale durante la pandemia Covid avevano ridotto del 70-80% i casi di bronchiolite, con un ritorno importante appena queste norme sono state rallentate.

Ecco come proteggere i bambini dal virus
 Come spiegano ad AdnKronos la Società italiana di pediatria (Sip), Eugenio Baraldi, responsabile dell'Unità di Terapia intensiva neonatale azienda ospedale-università di Padova, Fabio Midulla, presidente Società italiana per le malattie respiratorie infantili (Simri) e Susanna Esposito, responsabile Tavolo tecnico malattie infettive Sip: "Alcune semplici misure sono in grado di ridurre drasticamente la diffusione del virus in particolare nei neonati e lattanti". Tutte queste misure, ovviamente, "aiutano a prevenire anche le infezioni respiratorie causate da altri virus e batteri".  
Ecco quali sono:
• Se possibile, allattare con latte materno che contiene anticorpi contro gli agenti infettivi e riduce il rischio di infezioni gravi da virus respiratorio sinciziale e di ospedalizzazione per bronchiolite.
Lavare le mani con acqua e sapone o con un gel alcolico prima di toccare il bambino, vale per i genitori come per le altre persone che entrano in contatto con il piccolo.
Usare la mascherina in caso di raffreddore per chi si avvicina al bambino, evitando anche se si hanno sintomi di baciare e toccare la faccia al bambino. • Lavare e disinfettare le superfici e gli oggetti (giocattoli).
Evitare di fumare in casa perché il fumo aumenta il rischio di infezione.
• Se il bambino è prematuro o affetto da malattie cardiache o polmonari,  malattie neuromuscolari o in condizioni di immunodepressione è possibile chiedere al pediatra se vi sono le indicazioni all’utilizzo degli anticorpi monoclonali per la prevenzione delle infezioni da virus respiratorio sinciziale.

I campanelli di allarme a cui fare attenzione
In caso di sintomi, però, ci sono alcuni campanelli d'allarme che dovrebbero essere condivisi con il pediatra, in particolare, in presenza di difficoltà respiratoria: “Espirazione veloce, tosse insistente, movimento delle pinne nasali, comparsa di fossetta al giugulo e rientramenti a livello sternale, respiro rumoroso o respirazione con sibilo udibile avvicinando l’orecchio alla bocca del bambino. Un segno di allarme è la comparsa di un colore violaceo delle labbra o del viso" aggiungono gli esperti. Inoltre, serve chiamare il pediatra anche in presenza di inappetenza, cioè l'assunzione di latte meno del 50% rispetto al solito, che è il primo segno che indica che il bambino sta peggiorando. Nei lattanti, infatti, la riduzione dell’alimentazione può rapidamente portare a disidratazione (labbra secche, poca pipì, pianto senza lacrime). Segnali da non trascurare sono anche: le lunghe pause respiratorie (apnea), la scarsa reattività o la sonnolenza. I lattanti al di sotto dei 3 mesi, in particolare, sono più a rischio e possono peggiorare rapidamente.

Le terapie contro la bronchiolite

Per quanto riguarda la cura, dicono i pediatri, "non vi sono terapie efficaci per la bronchiolite. In caso di ospedalizzazione viene messa in atto una ‘terapia di supporto’ per mantenere un’adeguata idratazione e, se necessario, viene somministrato l’ossigeno. Nei casi gravi si ricorre alla ventilazione meccanica in terapia intensiva. Sono utili lavaggi nasali con soluzione salina e aspirazione delle secrezioni nasali (in particolare prima dei pasti). È importante incoraggiare il bambino ad assumere liquidi a piccoli sorsi o ad assumere pasti piccoli e frequenti. Farmaci come i broncodilatatori, i cortisonici e gli antibiotici non sono indicati di routine. Gli antibiotici in particolare non vanno utilizzati perché l’agente responsabile è un virus e le sovrainfezioni batteriche sono rare”.

TAG: PEDIATRIA, MEDICINA, FARMACI, VIRUS RESPIRATORIO SINCIZIALE (RSV)

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