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Fumo

28 Novembre 2025

Smettere di fumare rallenta il declino cognitivo anche in età avanzata

Smettere di fumare, anche dopo i sessant’anni, può contribuire in modo significativo, secondo un recente studio internazionale, a rallentare il declino cognitivo e migliorare la salute del cervello

di Paolo Levantino - Farmacista clinico


fumo giovani

Un nuovo studio internazionale, pubblicato su The Lancet Healthy Longevity , ha dimostrato che gli ex fumatori conservano nel tempo migliori capacità di memoria e di fluidità verbale rispetto a chi continua a fumare. La ricerca ha coinvolto oltre 9.400 adulti di età compresa tra i 40 e gli 89 anni, provenienti da dodici paesi, in un arco temporale di diciotto anni. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi con caratteristiche socio-demografiche e cognitive simili: chi aveva smesso di fumare durante il periodo di osservazione e chi aveva continuato.

Miglioramenti dopo la cessazione del fumo

Nei sei anni che precedevano l’interruzione del fumo, il ritmo del declino cognitivo era sostanzialmente identico nei due gruppi di partecipanti. Tuttavia, nei sei anni successivi alla cessazione, i ricercatori hanno osservato un ritardo di circa tre anni nel processo di invecchiamento cognitivo. In altre parole, dopo aver smesso di fumare, le persone conservavano le proprie capacità mentali come se fossero tre anni più giovani rispetto a chi non aveva smesso. Questo vantaggio è stato riscontrato a qualsiasi età: smettere a 45 anni o a 70 produce benefici simili per la salute del cervello, dimostrando che la cessazione è utile in ogni fase della vita adulta.

I meccanismi biologici

Il fumo di sigaretta accelera il deterioramento cognitivo attraverso una serie di meccanismi complessi che coinvolgono l’intero organismo. Le sostanze tossiche presenti nel fumo favoriscono l’infiammazione cronica e lo stress ossidativo, che danneggiano i neuroni e compromettono la comunicazione tra le cellule cerebrali. A ciò si aggiunge un peggioramento della funzione vascolare, con una riduzione dell’afflusso di sangue e di ossigeno al cervello, che a lungo andare può determinare lesioni microvascolari e perdita di tessuto neuronale. Smettere di fumare consente di interrompere questi processi dannosi, favorendo la stabilizzazione del sistema vascolare e migliorando la perfusione cerebrale. Inoltre, la cessazione riduce il rischio di malattie cardiovascolari, ictus e diabete, patologie che a loro volta contribuiscono al declino cognitivo, creando un circolo virtuoso che protegge il cervello nel tempo.

Gli autori ricordano che meno del dieci per cento dei tentativi di smettere di fumare ha successo dopo un anno e che le persone anziane, pur essendo quelle più esposte ai rischi del fumo, sono spesso le meno propense a provarci. La prospettiva di preservare la memoria, mantenere la lucidità mentale e rallentare l’invecchiamento cognitivo potrebbe però rappresentare una motivazione nuova e potente per intraprendere la cessazione, offrendo un ulteriore incentivo a smettere in ogni fase della vita.

Fonte 

Bloomberg, Mikaela et al. “Cognitive decline before and after mid-to-late-life smoking cessation: a longitudinal analysis of prospective cohort studies from 12 countries”. The Lancet Healthy Longevity, ttps://www.thelancet.com/journals/lanhl/article/PIIS2666-7568(25)00072-8/fulltext

TAG: LANCET, TABAGISMO, RICERCA

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