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03 Luglio 2021

Contratto, dipendenti: senza rinnovo è crisi. Proseguono gli incontri tra le parti, ecco i nodi sul tavolo


Nuove mansioni senza che concertazione tra le parti che garantisse tutele o un riconoscimento economico è uno dei nodi aperti sotteso alla trattativa per il rinnovo del Ccnl, oggetto di un nuovo incontro tra Federfarma e le sigle confederali

Nelle strategie contro il Covid-19, le vaccinazioni e il tracciamento, attraverso i tamponi, saranno determinanti anche e soprattutto nel prossimo periodo. Si tratta di attività che hanno visto un coinvolgimento sempre maggiore delle farmacie e una evoluzione nel ruolo professionale dei farmacisti. Fin da subito farmacisti e dipendenti di farmacia si sono messi a disposizione, al fianco della popolazione. Una situazione, questa, che ha messo ancora più in rilievo lo stato di disagio della categoria dei dipendenti di farmacia, non solo perché operano con un contratto scaduto da oltre otto anni, ma anche perché hanno affrontato le nuove mansioni senza che ci sia stata una concertazione preventiva, che garantisse tutele o un riconoscimento economico. È questo uno dei nodi aperti sotteso alla trattativa per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, che ieri ha visto un nuovo incontro tra Federfarma e le sigle confederali.


Disagi tra i dipendenti di farmacia per contratti scaduti da 8 e 6 anni

La situazione dei dipendenti di farmacia privata e pubblica, come è stato più volte sottolineato dalle sigle confederali, nei resoconti degli incontri, vede un contratto scaduto da troppo tempo - con una vacanza contrattuale di 8 anni, nel caso di Federfarma, e 6 anni di Assofarm - e condizioni di lavoro sempre più difficili, anche in relazione alla crisi sanitaria. Gli operatori delle farmacie si sono messi da subito a disposizione dei cittadini, con il massimo impegno e supporto, ma senza che al contempo fossero garantite le necessarie tutele e condizioni di sicurezza. «La partenza delle vaccinazioni nelle farmacie» aveva detto Federico Antonelli, Filcams Cgil nazionale, «che sta procedendo man mano nelle diverse regioni e a cui i farmacisti stanno aderito come strategia di uscita dalla pandemia, vede alcuni nodi aperti che ancora non hanno trovato risposta. I farmacisti, infatti, stanno iniziando le somministrazioni, senza, tuttavia, che siano state scritte in maniera chiara le regole - sia dal punto di vista economico, sia, soprattutto, sulle coperture assicurative relative alle responsabilità civili -, e senza che siano stati condivisi e discussi insieme ai lavoratori protocolli di gestione. Una situazione che ci sta preoccupando».


Salario, permessi, flessibilità e organizzazione del lavoro i nodi da sciogliere

A inizio maggio, come si legge su Farmacie.blog, il blog di confronto della Cgil dedicato al settore, c'è stata la ripresa effettiva della trattativa con Federfarma e un primo incontro con Assofarm. In particolare, con Federfarma ci sono stati sei incontri, e, riferisce ancora il blog, negli ultimi incontri restano distanze e nodi da sciogliere. Nel dettaglio, come già era stato rilevato, "mancano ancora risposte sul tema del salario, in particolare per quanto riguarda il periodo di vacanza contrattuale, e ci sono punti da chiarire, quali per esempio le richieste da parte datoriale relative a permessi, flessibilità e organizzazione del lavoro".

La trattativa prosegue con l'incontro di ieri e con un altro appuntamento, a cui ne seguirà uno ulteriore nella seconda metà di luglio. Da parte delle sigle confederali è stato fin da subito deciso di "affiancare e sostenere le trattative con un percorso di coinvolgimento dei lavoratori, cominciato con un primo giro di assemblee regionali svoltesi nel mese di maggio" e proseguito a giugno "con una prima forma di mobilitazione pubblica dei lavoratori, attraverso presidi regionali nei capoluoghi, pur senza la proclamazione di sciopero, davanti alle Prefetture", per "cominciare a dare visibilità" e "sensibilizzare le istituzioni alla situazione contrattuale di chi lavora nelle farmacie".


Prosegue la mobilitazione. Dai primi presidi ci sono stati risultati

Durante le manifestazioni - che si sono tenute in questa prima fase il 23 giungo a Milano, Firenze e Roma - sono state inviate unitariamente da Filcams, Fisascat e Uiltucs nazionali lettere, dapprima alla Conferenza Stato Regioni e poi ai Prefetti per spiegare la situazione. "Lo scopo di sensibilizzare le istituzioni manifestando loro il disagio dei lavoratori per chiederne il sostegno è stato raggiunto in tutte e tre le piazze. Le Prefetture - uffici del Governo sul territorio - hanno ricevuto le delegazioni di Milano e Firenze e hanno preso l'impegno di scrivere al Ministro della Salute e al Ministro del Lavoro per segnalare la situazione contrattuale nelle farmacie (nuove mansioni nella pandemia, contratti ancora fermi al 2013 o 2015, e nessun accordo nazionale, neanche a garanzia della sicurezza sul lavoro). La delegazione sindacale del presidio a Montecitorio è stata ricevuta invece dal Vicepresidente della Camera e Presidente della FOFI Andrea Mandelli, che ha ascoltato a lungo le difficoltà attuali dei collaboratori delle farmacie e dello stato del confronto sul rinnovo del CCNL che sono stati portati alla sua attenzione, e si è impegnato a sollecitare Federfarma ad una positiva conclusione di questa trattativa contrattuale. Altre regioni stanno organizzando presidi analoghi a quelli del 23 in date successive".

Francesca Giani

TAG: FARMACISTI, CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO (CCNL), FARMACISTI DIPENDENTI, RINNOVO DEL CONTRATTO, CONTRATTI A TERMINE

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