Covid-19. Caos mascherine tra offerte commerciali, speculazioni e requisizioni. Partono procedimenti disciplinari
Sale il numero di operatori sanitari colpiti dal Covid-19 ma la situazione di carenza e approvvigionamento di mascherine e Dpi presenta ancora delle criticità
Mentre sale il numero di operatori sanitari, tra medici, infermieri e farmacisti, colpiti dal Covid-19, e continuano gli appelli per dotare chi è in prima linea di dispositivi di protezione individuale, la situazione di carenza e approvvigionamento presenta ancora delle criticità. A fronte di annunci di carichi in arrivo in Italia, sono diverse le denunce degli operatori sanitari, in particolare in alcune regioni, di DPI mancanti. E se da Asfi vengono segnalate offerte commerciali ricevute da farmacisti anomale e poco trasparenti, Federfarma, in una circolare di ieri, mette in luce la possibilità offerta dal Decreto legge 17 marzo 2020 n. 18 alla «Protezione Civile della requisizione in uso o in proprietà da ogni soggetto pubblico o privato, di presidi sanitari e medico-chirurgici». Mentre non cessano le indagini di Nas e Guardia di Finanza sulle speculazioni.
Offerte commerciali anomale e truffe: la denuncia di Asfi
«Ci giungono» è la nota di Asfi, pubblicata sul proprio sito, «numerose segnalazioni di offerte (non sollecitate) di acquisto di mascherine (prevalentemente chirurgiche) con pagamento anticipato. Alcuni colleghi che hanno aderito denunciano la mancata consegna entro i termini pattuiti o vere e proprie truffe come un caso nel quale al posto delle mascherine nel pacco vi erano dei cuscini. Coloro che propongono la vendita alle farmacie sono spesso aziende poco conosciute o addirittura privati che probabilmente fanno da intermediari». Da Asfi arriva quindi il monito a prestare la massima attenzione e «a non aderire a richieste di pagamento anticipato ma di proporre il pagamento alla consegna previa verifica del contenuto del pacco».
Speculazioni: Ordine di Roma contatta Questura per procedimenti disciplinari
Intanto, da parte delle Istituzioni, Nas e Guardia di Finanza, non cessano i controlli, riguardanti tutti i canali, dal web al territorio. Ieri, come si legge sulla home page dell'Ordine dei farmacisti di Roma, in un articolo pubblicato su Rifday, «il Consiglio direttivo dell'Ordine ha indirizzato alla Questura di Roma, la richiesta dei nominativi e di ogni altra notizia utile a una prima valutazione relativa ai comportamenti dei nominativi dei farmacisti iscritti all'Albo per i quali, a seguito di controllo amministrativo effettuato nelle farmacie della città, sia stato ipotizzato, alla luce di riscontri, un coinvolgimento, nei casi di accaparramento di prodotti considerati di prima necessità e nella successiva rivendita degli stessi con ricarichi tali da configurare il reato di cui all'art. 501 del codice penale (manovre speculative su merci)». Già nelle settimane precedenti dal presidente Emilio Croce era stata manifestata l'intenzione di «istruire subito un procedimento disciplinare» e «se le vicende in parola dovessero arrivare nell'aula di un tribunale, costituirci come parte civile». Nella stessa riunione del consiglio, è stata poi evidenziata «la necessità che l'Ordine continui nel suo lavoro per sollecitare la consegna dei presidi di sicurezza a tutti i farmacisti di farmacie, parafarmacie e ospedali. Un'altra decisione al riguardo è quella di effettuare quotidianamente, per quanto possibile, un controllo sulle disponibilità di mascherine sul mercato ed eventualmente, nel caso in cui si riscontrino canali di disponibilità, inviare a tutte i farmacisti la relativa comunicazione».
Requisizioni di dispositivi sanitari: il caso della Liguria e le farmacie di comunità
Nel frattempo, da Federfarma, in una circolare di oggi, viene ricordata la misura prevista nel «Decreto-Legge 17 marzo 2020 n. 18, che ha introdotto un ampio ventaglio di misure eccezionali - dal reclutamento di personale medico al potenziamento delle strutture territoriali» - di «autorizzare la Protezione Civile alla requisizione in uso o in proprietà da ogni soggetto pubblico o privato, di presidi sanitari e medico-chirurgici, nonché di beni mobili di qualsiasi genere, occorrenti per fronteggiare l'emergenza sanitaria, anche per assicurare la fornitura delle strutture e degli equipaggiamenti alle aziende sanitarie o ospedaliere ubicate sul territorio nazionale». Sul tema, viene ricordata l'Ordinanza, in vigore in Liguria dal 15 marzo - prima del provvedimento nazionale - che ha previsto la «messa a disposizione da parte delle farmacie di comunità del territorio i DPI giacenti a favore delle strutture ospedaliere e socio-sanitarie. Le scorte presenti presso le farmacie devono pertanto essere disponibili per gli ospedali e le strutture socio-sanitarie». È compito della «distribuzione intermedia raccogliere i DPI, conservarli presso i propri depositi e trasmettere ad Alisa l'elenco di tutti i prodotti». A ogni modo, da Federfarma viene ricordato che alla luce della normativa nazionale «è presumibile che anche operazioni come lo sdoganamento delle mascherine giacenti presso le varie stazioni di arrivo sul territorio, possano essere condotte con comprensibile prudenza da parte degli organi competenti». Infine, «a seguito degli interventi effettuati da Federfarma presso le autorità competenti alla gestione dell'emergenza Covid-19 volti a segnalare l'attività espletata dalle farmacie quali operatori sanitari, alcune organizzazioni territoriali in indirizzo sono già riuscite ad ottenere, tramite le articolazioni regionali della Protezione Civile, quantitativi di mascherine limitatamente alle esigenze dei titolari e dei loro collaboratori».
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A cura di Redazione Farmacista33
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