Covid-19. Le misure da adottare in caso di contagio in farmacia. La prassi varia sul territorio
In caso di contagio in farmacia che cosa prevede la prassi? Le misure variano sul territorio. Un punto con Maurizio Cini, presidente Asfi
La misura della quarantena con sorveglianza attiva per chi ha avuto contatti stretti con casi confermati di Covid-19 non si applica agli operatori sanitari e a quelli dei servizi pubblici essenziali e la sospensione dell'attività si ha solo nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo. Lo dice l'articolo 7 del Decreto-legge 14/202 sul potenziamento del Ssn. E, se è evidente la preoccupazione per la garanzia del servizio alla popolazione, dall'altra parte si ingenera una situazione di incertezza, che, negli ospedali e anche nelle farmacie del territorio, rischia di rivelarsi un boomerang. Che cosa succede ai farmacisti nel caso vi sia, all'interno del presidio in cui operano, un caso accertato di contagio? Quando è prevista la chiusura eventuale della farmacia o della parafarmacia? Quali sono le precauzioni che possono essere prese verso i farmacisti e verso anche l'utenza in questi casi? Ne abbiamo parlato con Maurizio Cini, presidente Asfi e professore all'Università di Bologna, che spiega: «C'è, al momento, una situazione di incertezza, negli ospedali in primo luogo, ma anche nelle farmacie del territorio, e va segnalata una certa variabilità locale nelle prassi».
Tamponi solo per casi gravi: pochi casi accertati rispetto ai potenziali contagi
«L'unico strumento per accertare il contagio è di fatto il tampone ma va rilevato che, in linea di massima, è stato finora effettuato in ambito ospedaliero e comunque a fronte di casi gravi», anche se, di recente, sono state avviate alcune Policy a livello regionale o locale, che hanno visto, in alcuni casi screening con priorità agli operatori sanitari che prestano assistenza ai pazienti. «Con un utilizzo di questo tipo, diventa difficile andare a individuare operatori che sono affetti dal virus, anche perché sono molti i casi asintomatici o paucisintomatici. A costoro, il tampone non viene quindi effettuato e non vengono di conseguenza applicate le misure di quarantena».
Risalire la catena dei contatti non vale per i farmacisti
Se il tampone è stato, finora, effettuato in casi molto circoscritti, anche in riferimento alle situazioni che possono essere individuate risalendo ai contatti eventualmente avuti dalla persona con Covid-19, c'è, per i farmacisti, un'ulteriore complicazione: tali prassi «nel caso di operatori sanitari, e quindi anche dei farmacisti, non funziona. La normativa, infatti, prevede che anche in caso di contatto stretto con paziente con Covid-19, non si applica la quarantena, che al contrario scatta soltanto nel caso di tampone positivo o di sintomatologia respiratoria». Ma che cosa succede in caso di contagio accertato ai farmacisti che operano nello stesso presidio? «La maggior parte delle linee guida e raccomandazioni non hanno preso in considerazione la farmacia o la parafarmacia. Mancano quindi indicazioni uniformi e univoche per la gestione delle varie casistiche che possono capitare. Mentre eventuali prassi possono arrivare dal livello locale, dalla Asl, per esempio, o dalla Regione, con una certa variabilità nel territorio». Resta comunque la previsione della sorveglianza. In questa situazione, a ogni modo, «fino a che il servizio può essere garantito, attraverso un'adeguata presenza di farmacisti e della funzione del direttore, in linea teorica si andrà avanti. Quando queste condizioni non possono essere rispettate, sarà necessario chiudere il presidio». A ogni modo, la sanificazione del presidio, «al di là di eventuali indicazioni, sarebbe opportuno farla in maniera periodica e costante e in ogni caso, per tutelare farmacisti e cittadini».
Come tutelare i farmacisti?
Quanto alle tutele dei farmacisti, non a caso, da tempo è in corso la richiesta un po' da tutte le rappresentanze di una dotazione adeguata di dispositivi di protezione individuale o dei battenti chiusi e la preoccupazione avanzata è tanto di salvaguardia di chi opera in farmacia e del servizio stesso, ma anche, di rimando, dell'utenza stessa. «In questa situazione è quanto mai fondamentale applicare tutte le precauzioni possibili: servizio a battenti chiusi, laddove previsto, protezioni individuali, se disponibili, accesso ai locali contingentato - una persona alla volta o due, qualora la farmacia o la parafarmacia sia di ampie dimensioni - posizionamento di distributori di gel igienizzanti per mani, distanziamento dal banco e tra farmacisti, paratie trasparenti, sanificazione di locali e strumenti di lavoro, e così via». Francesca Giani
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A cura di Redazione Farmacista33
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