Farmaci
21 Luglio 2023 Tofacitinib JAK inibitore orale è rimborsato dal SSN per il trattamento di pazienti adulti affetti da spondilite anchilosante attiva che risponde alla terapia convenzionale

La terapia con tofacitinib è ora rimborsata dal SSN anche per pazienti adulti affetti da spondilite anchilosante (SA) attiva che hanno risposto in modo inadeguato alla terapia convenzionale. Lo ha stabilito L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) con la Determina n. 388/2023 pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 1° giugno 2023. Tofacitinib, commercializzato come Xeljanz® da Pfizer, spiega una nota dell’azienda, è un JAK inibitore orale, capostipite di un gruppo di “piccole molecole” per il trattamento delle malattie infiammatorie immunomediate. Tofacitinib è il primo JAK approvato e rimborsato per la colite ulcerosa, ha dimostrato efficacia anche nella spondilite anchilosante; tofacitinib è indicato e rimborsato anche per il trattamento di artrite reumatoide ed artrite psoriasica.
Spondilite anchilosante colpisce soggetti under 45
La spondilite anchilosante fa parte delle spondiloartriti sieronegative e colpisce prevalentemente la porzione lombare della colonna vertebrale e le articolazioni sacroiliache. Ha una prevalenza compresa in un range tra 0,1 e 1,4% e colpisce prevalentemente soggetti under 45, con una prevalenza per il sesso maschile. Inizialmente si manifesta con dolore e una lombalgia cronica che dura tipicamente per più di 3 mesi, con caratteristiche di tipo infiammatorio; se non trattata può portare ad una situazione invalidante con difficoltà nella deambulazione e nello svolgimento delle attività quotidiane. La diagnosi precoce è fondamentale per l’efficacia del trattamento, ma l’aspecificità dei sintomi può ritardare la diagnosi fino a 11 anni dalla comparsa dei primi segni di malattia.
Somministrazione orale vantaggio per il paziente
“Tofacitinib fa parte di una classe di farmaci che sono in grado di inibire specifiche molecole chiamate janus chinasi, implicate in maniera importante nell’attivazione del segnale infiammatorio da parte di diverse sostanze pro-infiammatorie – spiega Roberto Felice Caporali, Professore Ordinario di Reumatologia e Direttore Scuola di specializzazione in Reumatologia Università di Milano, Direttore Dipartimento di Reumatologia e Scienze Mediche ASST ‘Gaetano Pini’ CTO Milano – semplificando, le janus chinasi trasmettono il segnale dall’esterno all’interno della cellula, quindi modulando la loro attività sono in grado di inibire tutti i meccanismi che si trovano a valle, in primo luogo il processo infiammatorio. Questa azione può rivelarsi utile in diverse malattie croniche caratterizzate da infiammazione come l’artrite reumatoide e altre in campo reumatologico e gastroenterologico. Tofacitinib si somministra per via orale e questo rappresenta un vantaggio per il paziente, che non deve ricorrere alla somministrazione per via parenterale, come succede per molti altri farmaci avanzati”.
Le patologie per le quali è indicato tofacitinib riguardano apparati e organi diversi, ma sono accomunate da alcuni meccanismi che sostengono il processo infiammatorio.
“Per capire le correlazioni esistenti tra le artriti e le malattie infiammatorie croniche intestinali – dichiara Alessandro Armuzzi, Professore Ordinario di Gastroenterologia Humanitas University e Responsabile Centro IBD Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano) – basterebbe dire che almeno fino al 30% dei pazienti con colite ulcerosa può avere associate manifestazioni extra intestinali come le spondiloartriti in quanto vi è un network di molecole pro-infiammatorie che accomuna le artriti alle malattie infiammatorie croniche intestinali. Il dato si spiega con la presenza di un substrato di predisposizione genetica e di alterazioni del microbiota intestinale comuni, che predispongono una certa percentuale dei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali a poter sviluppare anche artrite. Inibendo la cascata infiammatoria, tofacitinib può agire su entrambe le patologie”.
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