Vaccini
07 Novembre 2023 In occasione della conferenza stampa “Adulti e vaccinati: lo siamo davvero?” voluta da Viatris, sono stati presentati i risultati della ricerca da cui è emerso che gli italiani conoscono il vaccino antinfluenzale ma in pochi si sono vaccinati

Il 93% della popolazione adulta ha avuto l’influenza almeno una volta nella vita, l’83% sa che il vaccino antinfluenzale ma il 72% non lo ha mai fatto, 4 persone su 10 sa della possibilità di vaccinarsi in farmacia, e un terzo è molto interessato a questa possibilità, il 44% di chi si è vaccinato almeno una volta dichiara di avere approfondito il tema del vaccino antinfluenzale con il proprio medico di medicina generale. Sono alcuni dei dati presentati in occasione della conferenza stampa “Adulti e vaccinati: lo siamo davvero?” voluta da Viatris, durante la quale sono stati presentati i risultati della ricerca “Il vaccino antinfluenzale: consapevolezza, credenze, comportamenti degli italiani” condotta da IQVIA nei mesi scorsi su un campione di 1.000 persone (18-59 anni).
L’83% della popolazione conosce il vaccino antinfluenzale ma solo il 28% lo ha fatto
La quasi totalità dei rispondenti dice di aver avuto l’influenza almeno una volta nella vita, con una durata media di una settimana con un impatto significativo su diversi aspetti della loro vita, quali lo stato fisico (51%), gli impegni di tutti i giorni (47%), ma anche gli impegni lavorativi e di studio (45%) e le interazioni sociali e il tempo libero (44%). Non a caso, circa 1 italiano su 2 riconosce l’influenza come una condizione di rischio da cui proteggersi, ma solo poco più di 1/3 teme veramente di esserne colpito durante la stagione invernale. “L’influenza colpisce una grande fetta della popolazione, fra i 40 e i 50 milioni di individui in Europa ogni anno, causando anche conseguenze gravi fino ad arrivare alla morte per 15.000/70.000 cittadini. Sebbene il 90% dei decessi si verifichi in soggetti over 65, risulta fondamentale aumentare la conoscenza in merito a questo virus fra i giovani e gli adulti, e rendere noti gli strumenti che abbiamo a disposizione per prevenire, prima che curare, la malattia, riconoscendo il valore che assume la prevenzione in questo contesto” dichiara Giovanni Gabutti, Coordinatore del Gruppo di Lavoro “Vaccini e Politiche Vaccinali” della SItI.
Esitazione vaccinali: barriere e motivazioni di tale comportamento
L’83% della popolazione conosce questa possibilità ma soltanto il 28% lo ha fatto almeno una volta nella vita, con un 15% che lo ha effettuato lo scorso autunno. Sebbene ci sia un alto livello di conoscenza rispetto alla vaccinazione antinfluenzale, sono poche le persone che si attivano per proteggersi. L’85% dei rispondenti non si è vaccinato lo scorso autunno e la barriera alla vaccinazione più rilevante è il mancato timore dell’influenza: quasi la metà di chi non si vaccinato l’anno scorso sostiene di non prendere mai l’influenza o di prenderla in forma lieve che è possibile gestire in autonomia. Fra le principali leve che potrebbero portare queste persone a vaccinarsi troviamo invece la volontà di proteggere sé stessi (29%), la volontà di tutelare gli altri (20%) e il desiderio di mantenere un controllo sulla propria vita senza che una malattia interferisca sugli impegni quotidiani (13%). Grazie a queste motivazioni, 1 persona su 5 che non ha effettuato il vaccino lo scorso autunno potrebbe farlo quest’anno.
Ruolo degli operatori sanitari: medico di medicina generale, pediatra e farmacista
Dall’indagine emerge il ruolo del professionista della salute: medico di medicina generale, del pediatra e del farmacista. Il 44% degli italiani che si sono vaccinati almeno una volta dichiara di avere approfondito il tema del vaccino antinfluenzale con il proprio medico di medicina generale da cui solitamente si apprendono maggiormente le informazioni, in 1 caso su 2 è anche la persona da cui si effettua la prenotazione del vaccino e per il 56% anche la vaccinazione. "Il medico di medicina generale ha un compito di fondamentale importanza nel percorso di vaccinazione delle persone. La pandemia da Covid-19 ha infatti messo in risalto la necessità di un ruolo ancor più attivo delle cure primarie nel campo della sorveglianza e della prevenzione delle malattie prevenibili da vaccino - sostiene Alessandro Rossi, Responsabile Area Vaccini della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG). - In quest’ottica, dobbiamo pensare al vaccino come a un’arma di prevenzione della collettività ed è fondamentale che ogni attore all’interno del sistema salute faccia la propria parte per aiutare le persone a prendere decisioni con tutti gli elementi disponibili, andando a incidere sia su come viene percepita l’influenza e la relativa protezione, sia mediante azioni concrete”. Il ruolo del pediatra come fonte informativa sul vaccino contro l’influenza è riconosciuto dal 17% dei genitori di figli fra gli 0 e i 6 anni, mentre diminuisce (10%) tra i genitori di figli tra 7 e 14 anni, fascia d’età in cui generalmente si riduce la frequentazione su base regolare del pediatra. Il 16% di genitori con figli con meno di 6 anni ha vaccinato i propri bambini così come il 14% di genitori con figli dai 7 ai 14 anni. Antonio D’Avino, Presidente Nazionale della FIMP, dichiara: “Grazie al contatto diretto con le famiglie, abbiamo l’opportunità di informare in modo adeguato i genitori sui rischi per la salute determinati dall’influenza. L’influenza continua a essere considerata come una malattia banale ma in realtà può causare complicanze anche gravi: un bimbo con meno di 5 anni corre 10 volte di più il rischio di ammalarsi rispetto a un anziano. Se non viene immunizzato può diffondere il virus in famiglia, a scuola e in tutti i luoghi di frequentazione”.
Farmacia luogo di riferimento nella vita degli italiani
Da alcuni anni il farmacista ha anche il ruolo di vaccinatore, offrendo così un ulteriore luogo dove effettuare la vaccinazione antinfluenzale ai cittadini interessati. La farmacia, del resto, è un luogo di riferimento nella vita degli italiani: più della metà degli intervistati dichiara di avere una farmacia di fiducia e quasi il 60% sostiene di fidarsi altamente dei consigli del farmacista. Nell’ambito della vaccinazione antinfluenzale, 4 individui su 10 sono a conoscenza della possibilità di vaccinarsi in farmacia, ed un terzo è molto interessato a questa possibilità, mentre il 25% di coloro che si sono vaccinati in passato dichiara di avere effettuato già la prenotazione del vaccino in questo luogo. “L’opportunità di farsi vaccinare contro l’influenza dal proprio farmacista di fiducia può contribuire ad aumentare l’adesione all’immunizzazione per coloro che fino a questo momento non hanno pensato di vaccinarsi regolarmente. L’indagine conferma il forte rapporto fiduciario che lega gli italiani ai farmacisti che rappresentano per i cittadini un punto di riferimento affidabile e facilmente accessibile e, come tali, giocano un ruolo di primo piano nelle reti per la prevenzione sul territorio. Un contributo che parte dall’educazione e dalla sensibilizzazione delle persone all’importanza di questo gesto che permette di tutelare non solo se stessi, ma anche gli altri, i più fragili e l’intera comunità” dice Andrea Mandelli, Presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani (FOFI).
Torriglia (Viatris): cruciale collaborare con gli interlocutori del sistema salute
“Riteniamo che la diffusione della vaccinazione antinfluenzale in tutte le fasce della popolazione sia fondamentale per tutelare maggiormente la salute dell’intera comunità e soprattutto dei più vulnerabili: è anche attraverso un più ampio accesso all’immunizzazione che vogliamo contribuire alla realizzazione della nostra mission di consentire alle persone nel mondo di vivere una vita più sana in ogni sua fase” commenta Fabio Torriglia, Country Manager di Viatris Italia. “E’ per noi cruciale collaborare con tutti gli interlocutori del sistema salute al fine di garantire alle persone un più facile e intuitivo accesso sia alle informazioni corrette sia alla vaccinazione. E’ proprio grazie al lavoro congiunto con istituzioni, associazioni, società scientifiche e professionisti della salute che possiamo avere un impatto concreto sulla salute pubblica e supportare la sostenibilità del sistema sanitario”.
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