infezioni
16 Luglio 2025L’Oms è favorevole alla somministrazione ogni sei mesi per gli adulti a rischio di contrarre l’infezione: un'opzione promettente per ampliare l'accesso alla prevenzione. Pubblicate le linee guida sull’uso di lenacapavir

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha diffuso le nuove linee guida sull’uso del lenacapavir come profilassi pre-esposizione (PrEP) contro l’Hiv, raccomandandone la somministrazione ogni sei mesi negli adulti che presentano un rischio aumentato di contrarre l’infezione. Si tratta del primo farmaco iniettabile a lunga durata d’azione autorizzato per una somministrazione così diradata: due sole iniezioni all’anno.
L’annuncio è arrivato durante la 13ª Conferenza internazionale dell’Ias sulla scienza dell’Hiv, in corso a Kigali, in Rwanda, pochi giorni dopo il via libera della Fda statunitense. Le nuove indicazioni dell’Oms segnano un passaggio strategico per rilanciare la prevenzione, in un momento in cui l’incidenza dell’infezione resta elevata: nel solo 2024 si stimano 1,3 milioni di nuovi casi, concentrati soprattutto in popolazioni chiave come sex workers, uomini che hanno rapporti con uomini, persone transgender, utilizzatori di droghe iniettive, detenuti, bambini e adolescenti.
“Lenacapavir è il farmaco più vicino a un vaccino che abbiamo oggi contro l’Hiv”, ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms. “È un antiretrovirale long-acting molto efficace, in grado di prevenire quasi tutte le infezioni nei soggetti esposti”.
L’introduzione di questa nuova opzione potrebbe cambiare le modalità di accesso alla profilassi. Lenacapavir offre una soluzione efficace per chi ha difficoltà a mantenere l’aderenza quotidiana alla terapia orale o per chi vive in contesti in cui stigma, ostacoli logistici e carenze nei servizi sanitari rendono complesso seguire trattamenti standard.
Le linee guida dell’Oms propongono anche una semplificazione dell’iter diagnostico per l’accesso alla PrEP iniettabile, aprendo all’uso di test rapidi al di fuori delle strutture ospedaliere, così da rendere possibile l’avvio del trattamento anche in farmacia, via telemedicina o in ambulatori territoriali. L’obiettivo è ridurre le barriere burocratiche e ampliare l’accesso alla prevenzione in modo più diffuso e comunitario.
Lenacapavir si affianca alle opzioni già raccomandate per la PrEP: la terapia orale quotidiana, l’iniettabile cabotegravir (CAB-LA) e l’anello vaginale al dapivirina. Ma è la durata d’azione a rendere lenacapavir una novità assoluta: con due sole somministrazioni l’anno, può rappresentare una svolta soprattutto nei contesti più vulnerabili.
L’Oms invita i governi, i donatori e i partner internazionali a integrare rapidamente lenacapavir nei programmi di prevenzione combinata, raccogliendo dati su aderenza, efficacia reale e accessibilità.
Alla conferenza di Kigali, l’Oms ha aggiornato anche le raccomandazioni sul trattamento dell’Hiv, includendo per la prima volta l’uso in combinazione dei farmaci iniettabili cabotegravir e rilpivirina (CAB/RPV) come opzione di switch terapeutico negli adulti e adolescenti con viremia soppressa e senza coinfezione da epatite B attiva.
Un altro punto chiave riguarda l’integrazione dei servizi per l’Hiv con quelli per malattie croniche non trasmissibili, salute mentale e dipendenze, insieme a una gestione più sistematica delle infezioni sessualmente trasmesse asintomatiche, come clamidia e gonorrea, tra le popolazioni più esposte.
L’Oms ha inoltre aggiornato i protocolli per affrontare l’aumento di casi di mpox (vaiolo delle scimmie) tra le persone con Hiv, raccomandando l’avvio tempestivo della terapia antiretrovirale (ART) e lo screening per Hiv e sifilide in tutti i casi sospetti.
“Abbiamo strumenti e conoscenze per porre fine all’Aids come emergenza di sanità pubblica”, ha affermato Meg Doherty, direttrice del Programma globale Hiv, epatiti e infezioni sessualmente trasmesse dell’Oms. “Ora serve un’azione concreta, equa e guidata dalle comunità”.
Nel 2024 si stima che nel mondo vivano 40,8 milioni di persone con Hiv, due terzi delle quali nel continente africano. I decessi correlati all’infezione sono stati circa 630.000, mentre 31,6 milioni di persone hanno avuto accesso alla terapia antiretrovirale.
In un contesto in cui i finanziamenti internazionali per i programmi Hiv stanno diminuendo, le nuove linee guida dell’Oms puntano a rafforzare le risposte nazionali con strategie flessibili, basate sull’evidenza e integrate con i sistemi sanitari esistenti. La sfida ora è tradurre queste raccomandazioni in azioni concrete.
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