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Cardiologia

30 Dicembre 2025

Scompenso cardiaco, i medici: superare Piani terapeutici per facilitare l’accesso ai farmaci innovativi

Quattro proposte per superare le rigidità dei Piani terapeutici e facilitare l’accesso ai farmaci innovativi nello scompenso cardiaco, nella sindrome cardio-nefro-metabolica e nella fibrillazione atriale. Lo chiedono Società scientifiche e Ordini dei medici per avere procedure più semplici e uniformi sul territorio

di Redazione Farmacista33


Scompenso cardiaco, i medici: superare Piani terapeutici per facilitare l’accesso ai farmaci innovativi

Superare i Piani terapeutici così come sono oggi, attraverso quattro interventi mirati: un Piano semplificato solo per la prima prescrizione, criteri uniformi a livello nazionale, pieno utilizzo dei dati dei registri Aifa e abolizione del Piano per i farmaci con profilo costo-efficacia favorevole. È la proposta avanzata dalle società scientifiche e dagli Ordini dei medici per facilitare l’accesso ai farmaci innovativi nello scompenso cardiaco, nella sindrome cardio-nefro-metabolica e nella fibrillazione atriale, patologie che interessano circa un milione di pazienti.

L’obiettivo è un “alleggerimento” dei Piani terapeutici oggi necessari per la prescrizione, per rendere l’accesso alle cure più rapido ed equo su tutto il territorio nazionale. Secondo i promotori, si tratta di terapie in grado di ridurre mortalità e ospedalizzazioni, con benefici clinici per i pazienti e risparmi economici per il Servizio sanitario nazionale, oltre a liberare tempo per l’attività clinica dei medici e contribuire alla riduzione delle liste d’attesa.

La proposta è contenuta in un position statement dedicato ai limiti attuali dei Piani terapeutici e alle disparità regionali di accesso, firmato dai rappresentanti delle società scientifiche coinvolte insieme al presidente della Federazione italiana delle società medico-scientifiche (Fism), Loreto Gesualdo, e al presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli.

Nel dettaglio, la prima proposta riguarda l’introduzione di un Piano terapeutico semplificato limitato alla prima prescrizione, con rinnovo successivo automatizzato. Una soluzione che, secondo gli autori, consentirebbe di evitare ripetute procedure burocratiche, oggi non delegabili e stimabili in 10-20 minuti per ogni compilazione, con un impatto significativo sui tempi di visita.

Il secondo intervento punta all’uniformazione nazionale dei criteri prescrittivi e dei professionisti autorizzati a redigere e aggiornare i Piani terapeutici. L’attuale frammentazione regionale, evidenzia il documento, genera disuguaglianze di accesso e rallenta la presa in carico, con differenze che possono emergere persino all’interno della stessa regione o tra specialisti della medesima disciplina.

Il terzo asse di riforma riguarda il ritorno sistematico e trasparente dei dati raccolti nei registri dell’Agenzia italiana del farmaco alla comunità scientifica. Pur riconoscendo il valore potenziale di queste informazioni per fini clinici, epidemiologici e decisionali, gli autori sottolineano come tali dati siano oggi poco utilizzati e difficilmente accessibili a clinici e società scientifiche, limitandone l’impatto sulla ricerca e sull’appropriatezza prescrittiva.

Infine, viene proposta l’eliminazione del Piano terapeutico per i farmaci che presentano un rapporto rischio-beneficio e costo-beneficio favorevole e una consolidata esperienza clinica. In questi casi, spiegano gli esperti, la persistenza del Piano può compromettere l’aderenza terapeutica e favorire interruzioni di trattamento associate a un aumento del rischio di ospedalizzazione e mortalità, oltre a generare visite specialistiche puramente burocratiche.

Nelle conclusioni, gli autori sottolineano che il superamento delle barriere legate ai Piani terapeutici non è solo una necessità clinica, ma anche un obiettivo etico e organizzativo. Rendere più semplice l’accesso alle terapie innovative significa migliorare prognosi e qualità di vita dei pazienti, ridurre le disuguaglianze territoriali, ottimizzare le risorse e contenere la spesa sanitaria legata alle ospedalizzazioni ripetute. Allo stesso tempo, restituire tempo e risorse ai medici può tradursi in un aumento delle prestazioni sanitarie e in un miglioramento complessivo dell’assistenza, con effetti positivi anche sulle liste d’attesa.

TAG: PIANO TERAPEUTICO

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