salute orale
09 Settembre 2025Un nuovo studio, pubblicato su Oral Diseases, evidenzia come l’uso prolungato di farmaci antipsicotici sia associato a un incremento significativo di reazioni avverse a carico del cavo orale, sottolineando l’importanza di un attento monitoraggio clinico nei pazienti in trattamento

Uno studio, realizzato dal Dipartimento di Farmacologia dell’Università dei Paesi Baschi (UPV/EHU), ha analizzato 5.663 segnalazioni di sospette reazioni avverse a farmaci (ADR), raccolte nel database europeo di farmacovigilanza, EudraVigilance. Attraverso un approccio metodologico caso/non-caso, i ricercatori hanno valutato l’associazione tra l’assunzione di antipsicotici e l’insorgenza di specifici eventi avversi localizzati nel cavo orale riscontrando che l’uso prolungato di farmaci antipsicotici si associa a un incremento significativo.
I risultati indicano che, sebbene gli antipsicotici atipici siano stati segnalati con maggiore frequenza in termini assoluti, quelli di prima generazione risultano più spesso associati a determinati effetti avversi orali, in particolare secchezza delle fauci, ipersalivazione e discinesie. La clozapina si conferma il farmaco più frequentemente legato a casi di ipersalivazione, mentre olanzapina e quetiapina si distinguono per una maggiore incidenza di xerostomia e perdita dentale, effetti probabilmente attribuibili alla loro attività anticolinergica. L’aripiprazolo, invece, è risultato maggiormente associato a disturbi motori del distretto orofacciale e a casi di edema della lingua, soprattutto nei pazienti più giovani.
Secondo gli autori, il deterioramento della salute orale nei pazienti con disturbi psichiatrici non può essere spiegato unicamente da fattori comportamentali, come scarsa igiene, consumo di sostanze o abitudini alimentari scorrette, in quanto i dati suggeriscono un chiaro contributo iatrogeno, riconducibile al profilo farmacologico degli antipsicotici. Alla luce di queste evidenze, è necessario rivedere le attuali prassi cliniche, integrando stabilmente la valutazione della salute orale nel follow-up terapeutico dei pazienti, soprattutto in caso di trattamenti cronici.
Il corretto monitoraggio clinico deve basarsi su un lavoro sinergico tra odontoiatri, psichiatri, medici di medicina generale e farmacisti. Questi ultimi, in virtù del loro ruolo di prossimità e continuità assistenziale, possono svolgere una funzione centrale nell’identificazione precoce dei sintomi orali, nella promozione dell’igiene del cavo orale e nella tempestiva segnalazione di eventuali reazioni avverse.
Fonte
Urien L. et al. Oral Adverse Effects of Antipsychotic Medications: A Case/Noncase Analysis of EudraVigilance Data. Oral Dis. 2025 Apr 21. doi: 10.1111/odi.15337.
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