Asma
28 Ottobre 2025In Italia i corticosteroidi orali restano largamente usati anche nei casi non gravi di asma. Lo evidenzia uno studio italiano: servono più educazione, monitoraggio e accesso ai biologici

In Italia i corticosteroidi orali continuano a essere prescritti in modo esteso anche nei casi non gravi di asma. Un recente studio nazionale evidenzia la necessità di maggiore formazione, monitoraggio e accesso alle terapie biologiche.
Nonostante le raccomandazioni internazionali invitino a riservare i corticosteroidi orali (OCS) solo alle forme più severe, il loro impiego nel nostro Paese rimane elevato. Lo segnala una ricerca pubblicata su Frontiers in Allergy, che ha analizzato le pratiche prescrittive e le principali difficoltà nell’applicazione delle linee guida.
L’asma interessa circa 4 milioni di italiani, di cui circa 200 mila con forma grave. Per questi pazienti la gestione prevede broncodilatatori a lunga durata, corticosteroidi e antagonisti muscarinici. Tuttavia, sebbene le linee guida indichino gli OCS come trattamento di ultima scelta a causa dei potenziali effetti collaterali, nella pratica clinica vengono ancora utilizzati in misura ampia.
Lo studio, promosso dall’associazione Respiriamo Insieme con il supporto di Sanofi, ha coinvolto 366 operatori sanitari e 829 pazienti, tra cui 468 affetti da asma grave. I dati mostrano una marcata variabilità nella prescrizione e nella gestione dei corticosteroidi orali.
Sono stati somministrati due questionari: uno ai professionisti sanitari, per indagare pratiche prescrittive, ostacoli all’uso corretto e aderenza alle raccomandazioni, e uno ai pazienti, incentrato su consapevolezza, educazione terapeutica, monitoraggio e gestione degli eventi avversi.
Dall’indagine emerge che l’82% dei medici indica una durata di trattamento di 10 giorni, mentre il 14% la prolunga oltre le tre settimane. Il 28% non monitora la dose cumulativa annuale di OCS e solo il 40% dichiara di farlo regolarmente. Circa metà degli intervistati considera sicuro un dosaggio giornaliero compreso tra 5 e 7,5 mg di prednisone, mentre gli altri adottano limiti differenti.
Tra i pazienti, il 95% di coloro con asma grave ha ricevuto almeno una prescrizione di corticosteroidi orali, contro il 66% di chi presenta forme più lievi. Quasi la metà dei pazienti gravi li assume più volte l’anno e il 47% riferisce di averli usati anche senza prescrizione, spesso per timore di riacutizzazioni o per difficoltà di accesso alle cure. Solo il 71% dei pazienti con asma grave dichiara di aver partecipato alle decisioni terapeutiche e meno della metà è stata informata su eventuali alternative. La gestione degli effetti collaterali resta insufficiente: appena il 41% ha ricevuto indicazioni sugli eventi avversi e il 57% non è mai stato indirizzato a uno specialista, né ha effettuato controlli sulla salute ossea.
Nel complesso, la ricerca mette in evidenza un significativo scollamento tra raccomandazioni e realtà clinica, con un uso degli OCS ancora eccessivo. Gli autori segnalano diversi bisogni irrisolti: una definizione più precisa di “dipendenza da corticosteroidi orali”, un maggior coinvolgimento dei pazienti, un monitoraggio sistematico degli effetti collaterali e un accesso più ampio alle terapie biologiche, che potrebbero ridurre l’esposizione agli OCS e i costi correlati. Tra le soluzioni proposte anche l’impiego di strumenti digitali o diari clinici per monitorare le dosi cumulative e migliorare la comunicazione medico-paziente.
Per ridurre il ricorso agli OCS, il 43% dei professionisti indica come misura più efficace la revisione della combinazione ICS/LABA, seguita dal ricorso ai farmaci biologici (37%). Più della metà degli operatori suggerisce un approccio multidisciplinare e il 44% raccomanda controlli densitometrici ogni due anni per valutare la salute ossea.
Lo studio conclude sottolineando la necessità di riequilibrare l’impiego dei corticosteroidi orali e di promuovere una gestione personalizzata dell’asma grave. Educazione terapeutica, collaborazione multidisciplinare – con il contributo anche dei farmacisti clinici – e maggiore utilizzo delle terapie biologiche possono rappresentare strumenti chiave per ridurre l’uso inappropriato di OCS.
Una maggiore consapevolezza sui rischi cumulativi e un impiego più prudente di questi farmaci potrebbero tradursi in un miglioramento significativo della qualità di vita dei pazienti e in un minore impatto sul sistema sanitario.
Fonte
https://www.frontiersin.org/journals/allergy/articles/10.3389/falgy.2025.1638304/full
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