farmaci rimborsabili
03 Febbraio 2026Con la nuova Nota N01 Aifa rivede e unifica i criteri di rimborsabilità degli inibitori di pompa protonica, aggiornando le condizioni di prescrivibilità a carico del SSN, con particolare attenzione all’uso appropriato e alla limitazione delle terapie croniche

Cambiano le regole di rimborsabilità degli inibitori di pompa protonica (IPP): con la Nota N01 di nuova istituzione l’Aifa rivede e unifica le condizioni di prescrivibilità a carico del Servizio sanitario nazionale degli IPP, secondo criteri aggiornati di appropriatezza clinica che superano le Note 1 e 48. L’istituzione della nuova Nota, spiega Aifa, è stata deliberata dal Consiglio di amministrazione nella seduta del 28 gennaio 2026 e contestualmente sono state abrogate le precedenti Note 1 e 48. L’efficacia della nuova disciplina decorrerà con le modalità indicate nella determina di prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Messa a punto dalla Commissione Scientifica ed Economica di AIFA, è il risultato di un lavoro di coordinamento tra l’Agenzia, la medicina generale e le società scientifiche. Il testo è stato sviluppato nell’ambito del “Tavolo tecnico per la revisione delle Note e dei Piani terapeutici” in collaborazione con Fnomceo, Fimmg, Simg, Fmt, Snami, Smi e Sifo, e con le società scientifiche di interesse gastroenterologico: Sige, Simi, Aigo, Sied e Fadoi.
La Nota N01 disciplina le condizioni di prescrivibilità a carico del SSN di omeprazolo (10/20/40 mg), lansoprazolo(15/30 mg), pantoprazolo (20/40 mg), esomeprazolo (10/20/40 mg) e rabeprazolo (10/20 mg). La Nota aggiorna le condizioni di uso appropriato di questi medicinali e definisce alcuni elementi rilevanti, in relazione alle limitazioni della prescrizione cronica di IPP.
Nel dettaglio, la nuova Nota definisce le condizioni cliniche e i limiti di utilizzo degli IPP ai fini della rimborsabilità a carico del Servizio sanitario nazionale, cui devono attenersi i medici prescrittori (medici specialisti ambulatoriali o i medici ospedalieri in fase di dimissione).
Per il trattamento della malattia da reflusso gastroesofageo, la Nota N01 stabilisce che la durata della terapia con inibitori di pompa protonica a carico del SSN sia compresa tra le 4 e le 8 settimane, con rivalutazione clinica al termine del periodo. Nei pazienti che rispondono al trattamento, la terapia deve essere sospesa oppure ridotta a un regime on-demand. La terapia cronica va evitata in assenza di indicazioni chiare per minimizzare gli effetti avversi.
La terapia di mantenimento è prevista per pazienti con recidive frequenti o sintomatologia refrattaria alla sospensione. In questi casi, la Nota indica che la terapia debba essere condotta con il dosaggio minimo efficace, in modalità standard o on-demand, e rivalutata periodicamente, con controlli clinici ogni 6–12 mesi. Il mantenimento è inoltre indicato nei pazienti con malattia complicata, come nei casi di esofagite erosiva moderata o severa e di stenosi esofagee.
Per la profilassi delle complicanze gravi del tratto gastrointestinale superiore nei pazienti in terapia cronica con farmaci a rischio, la Nota N01 ridefinisce in modo puntuale le condizioni di rimborsabilità degli inibitori di pompa protonica a carico del Servizio sanitario nazionale. In particolare, la profilassi primaria è riconosciuta esclusivamente nei pazienti ad alto rischio di sanguinamento e/o perforazione gastrointestinale. Rientrano in questa categoria i soggetti con cirrosi epatica e ipertensione portale, insufficienza renale cronica avanzata o comorbidità gravi, come scompenso cardiaco, neoplasie o diabete non controllato, nonché i pazienti di età pari o superiore a 65 anni, qualora siano in trattamento cronico con FANS, anticoagulanti, doppia antiaggregazione o corticosteroidi per via orale o parenterale.
In questi casi, la durata della profilassi con IPP deve essere strettamente correlata alla durata della terapia farmacologica che ne giustifica l’impiego, privilegiando sempre il dosaggio più basso efficace. Al termine del trattamento con i farmaci associati, la Nota indica la sospensione degli IPP, salvo la presenza di indicazioni cliniche che ne rendano necessario il mantenimento.
La profilassi secondaria riguarda invece i pazienti con una storia documentata di ulcera peptica o di sanguinamento da ulcera. In questo contesto, l’utilizzo degli IPP è rimborsabile per tutta la durata della terapia con FANS, anticoagulanti, acido acetilsalicilico a basse dosi, doppia antiaggregazione o corticosteroidi. Anche in questi casi, la Nota raccomanda una rivalutazione clinica periodica, generalmente ogni 6–12 mesi, per verificare la possibilità di sospendere il trattamento qualora sia possibile ridurre o interrompere la terapia farmacologica che espone al rischio gastrointestinale.
Per il trattamento dell’ulcera peptica, la Nota N01 prevede la rimborsabilità di cicli di terapia della durata compresa tra le 4 e le 8 settimane, a dosaggio standard. Al termine del trattamento è indicata una rivalutazione clinica e, quando necessario, anche strumentale, al fine di verificare la guarigione della lesione ulcerosa e valutare l’appropriatezza di un’eventuale prosecuzione della terapia.
Disciplinato anche l’impiego degli IPP nell’ambito dell’eradicazione dell’infezione da Helicobacter pylori. In questo contesto, gli inibitori di pompa protonica sono rimborsabili in associazione agli antibiotici nei pazienti con infezione documentata, in particolare quando l’infezione sia associata a ulcera gastrica o duodenale, linfoma MALT o dispepsia resistente. La durata della terapia varia da 10 a 14 giorni, in funzione dello schema antibiotico adottato. Al termine del trattamento, la Nota indica la sospensione degli IPP nei pazienti senza ulcera attiva, salvo il caso di persistenza dell’infezione.
Per quanto riguarda il trattamento delle condizioni ipersecretorie, come la sindrome di Zollinger-Ellison, la Nota N01 riconosce l’appropriatezza e la rimborsabilità di un trattamento a lungo termine con inibitori di pompa protonica, giustificato dalla necessità di controllare in modo continuativo la secrezione gastrica. Anche in questi casi, tuttavia, la Nota sottolinea la necessità di una valutazione periodica della terapia e, quando possibile, della titolazione del dosaggio al minimo efficace
La terapia a lungo termine con IPP dovrebbe essere prescritta solo quando strettamente necessaria, con rivalutazione clinica periodica per ridurre il dosaggio o sospendere il farmaco se i sintomi risultano sotto controllo.
Effetti avversi associati all’uso cronico (infezioni gastrointestinali, disbiosi, deficit di vitamina B12 e magnesio, aumento del rischio di osteoporosi e nefropatia), giustificano la necessità di minimizzare il trattamento prolungato.
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