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farmaci antiobesità

01 Aprile 2026

Farmaci antiobesità e salute mentale: effetti psicologici oltre il calo di peso. Cosa emerge dai nuovi studi

Il farmaco Glp-1 Semaglutide agisce sui circuiti cerebrali del desiderio e della ricompensa, con effetti che vanno ben oltre il controllo glicemico e la riduzione del peso. Ecco il quadro degli effetti psicologici emersi dopo la diffusione su larga scala

di Marco Cappelletto


obesità iniettivi glp

Con la diffusione su larga scala dei farmaci a base di semaglutide - utilizzati da circa 1 adulto su 8 negli Stati Uniti - sono emersi effetti psicologici che non erano stati osservati nei trial clinici di fase 3, dove i pazienti con depressione maggiore o disturbi psichiatrici gravi erano stati sistematicamente esclusi. Tra questi effetti figurano la riduzione del cosiddetto food noise, l’appiattimento emotivo e il calo del desiderio, ma anche risultati promettenti sul fronte delle dipendenze, in particolare una riduzione dei ricoveri per alcolismo. È proprio l’uso su vasta scala nella pratica clinica reale ad aver reso visibile un impatto della semaglutide che va oltre il controllo glicemico e la perdita di peso, coinvolgendo i circuiti cerebrali del desiderio e della ricompensa. 

Semaglutide e cervello: un’azione che va oltre fame e glicemia

La semaglutide, il principio attivo di farmaci come Ozempic e Wegovy, imita il GLP-1, ormone endogeno coinvolto nel controllo della glicemia e della sazietà. La sua azione farmacologica è stata a lungo descritta in termini metabolici: riduzione dell’appetito, rallentamento dello svuotamento gastrico, miglioramento della sensibilità insulinica. Studi più recenti, tuttavia, mostrano che i recettori GLP-1 sono espressi anche in aree cerebrali che governano desiderio, anticipazione e ricerca della ricompensa, circuiti centrali nella neurobiologia delle dipendenze e della motivazione.

È in questo contesto che si collocano gli effetti psicologici segnalati da una quota crescente di pazienti e oggi oggetto di indagine scientifica sistematica.

Food noise, wanting e liking: la neurobiologia degli effetti psicologici

Uno degli effetti più frequentemente riferiti dai pazienti in trattamento con semaglutide è la riduzione del food noise: un pensiero intrusivo e ricorrente sul cibo, presente in misura variabile tra gli individui, che può alimentare comportamenti alimentari compulsivi o disfunzionali.

Per comprendere il meccanismo sottostante è utile il framework concettuale sviluppato dal neuroscienziato Kent Berridge, che distingue tra wanting, il desiderio anticipatorio verso una ricompensa, e liking, il piacere effettivo derivante dalla sua fruizione. I recettori GLP-1 agiscono prevalentemente sui circuiti del wanting; i pazienti in trattamento riferiscono di riuscire a godere del cibo quando lo consumano (liking intatto), ma di non avvertire il richiamo del cibo in sua assenza (wanting ridotto).

Ozempic personality: appiattimento emotivo e anedonia

Lo stesso meccanismo che attenua il food noise può estendersi ad altri domini motivazionali. Sui social si è diffuso il termine Ozempic personality per descrivere un quadro di umore grigio, ridotto entusiasmo, scarsa soddisfazione per eventi positivi e calo dell’interesse per attività precedentemente piacevoli. La psicologa clinica newyorkese Sera Lavelle ha descritto i casi osservati nella sua pratica come uno stato simile all’apatia.

Una revisione pubblicata su Nature Mental Health nel 2025 ha formalizzato questa osservazione: lo stesso effetto che in alcuni pazienti riduce le compulsioni può, in altri, produrre anedonia, una ridotta capacità di provare piacere o soddisfazione. La variabilità individuale della risposta rimane uno dei nodi aperti della ricerca.

Semaglutide e dipendenze: i dati che riguardano l’alcol

Il versante potenzialmente più rilevante per la pratica clinica riguarda le dipendenze. Se il problema nelle dipendenze non è quanto una sostanza piace (liking), ma la sua forza di richiamo (wanting), agire sul sistema GLP-1 potrebbe risultare più efficace degli approcci terapeutici che intervengono solo sul piacere.

Uno studio condotto su 83.825 pazienti pubblicato su Nature Communications ha evidenziato una riduzione significativa del rischio di sviluppare o ricadere in un disturbo da uso di alcol rispetto a chi assumeva altri farmaci anti-obesità. Uno studio svedese, invece, condotto su 227.866 pazienti ha osservato una riduzione del 36% dei ricoveri per alcolismo. Inoltre, in un trial clinico dedicato gli effetti sulla dipendenza alcolica sono risultati incoraggianti anche rispetto ai farmaci attualmente approvati per questa indicazione.

Risultati promettenti emergono anche per le dipendenze da oppioidi, mentre per le dipendenze comportamentali (gioco d’azzardo, shopping compulsivo, uso eccessivo dei social network) al momento le evidenze restano aneddotiche.

Fonti: 

https://www.ilpost.it/2026/03/30/effetti-psicologici-farmaci-dimagranti/

https://www.nature.com/articles/s44220-025-00390-x

https://www.nature.com/articles/s41467-024-48780-6

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11561716/

https://jamanetwork.com/journals/jamapsychiatry/fullarticle/2829811

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2824054

https://sph.brown.edu/news/2025-07-24/brain-science-glp-1s-addiction

Photo credits: Freepik

TAG: SEMAGLUTIDE, DIPENDENZA (PSICOLOGIA), DEPRESSIONE, GLP-1

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