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16 Febbraio 2021

Variante inglese del Sars-CoV-2, i dati di prevalenza in Italia. Ecdc: Accelerare vaccinazioni e aumentare testing


La variante inglese del virus Sars-CoV-2 è considerata più contagiosa ed è stata identificata nell'88% delle 16 Regioni in cui è stata misurata la sua prevalenza. L'indagine dell'Istituto superiore di sanità

La cosiddetta variante inglese del virus Sars-CoV-2, tecnicamente la variante VOC 202012/01, lineage B.1.1.7, è stata identificata nell'88% delle 16 Regioni in cui è stata misurata la sua prevalenza che risulta molto diversificata: tra 0% e 59%. Considerata la maggior trasmissibilità della variante è prevedibile che nelle prossime settimane diventi dominante nello scenario italiano ed europeo con un possibile impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguate. Queste le conclusioni dell'"indagine rapida" di prevalenza della variante VOC 202012/01 (Regno Unito) condotta in Italia coordinata dall'Istituto superiore di sanità con il supporto della Fondazione Bruno Kessler e in collaborazione con il Ministero della Salute, le Regioni e Provincie autonome.

Prevalenza molto variabile. Preoccupa la maggiore trasmissibilità

In totale, hanno partecipato all'indagine 16 Regioni/PPAA: su 3.984 casi con infezione da virus Sars-CoV-2 confermata con real-time Pcr (Rt Pcr), sono stati effettuati 852 sequenziamenti genetici specifici, di cui 495 infezioni sono risultate riconducibili alla variante inglese del virus. La variante è stata identificata nell'88% delle Regioni/PPAA partecipanti. Le stime di prevalenza regionale risultano molto diversificate con stime comprese tra 0% e 59%. La prevalenza nazionale il 4-5 febbraio 2021 è pari a 17,8%. Tale valore costituisce una media ponderata che tiene in conto dei casi notificati nelle Regioni/ PPAA nei due giorni della survey e non una stima sui dati nazionali. Diversi studi realizzati con modelli matematici hanno evidenziato che la variante inglese presenta una maggiore trasmissibilità. Si sospetta inoltre che essa si possa associare ad una maggiore virulenza. Le varianti VOC 202012/01, lineage B.1.1.7 studiate inizialmente hanno mostrato evidenza di una attività di cross-neutralizzazione con sieri di soggetti convalescenti da infezioni da virus non variante, portando pertanto ad ipotizzare che non vi fosse un rischio elevato di re-infezione. Una particolare mutazione (delezione del gene-S alle posizioni 21765-21770, corrispondenti ai residui 69-70 della proteina spike nella variante) causa il riscontro di falso negativi in alcuni test Rt-Pcr con target per il gene S, fenomeno noto come S-gene target failure.

Rafforzare e alzare le misure per rallentare la diffusione

A conclusione dell'indagine è stato messo in evidenza che la rilevazione della variante nella quasi totalità delle Regioni partecipanti è "indicativa di una sua ampia diffusione sul territorio nazionale". E vengono poste alcune riflessioni sulle azioni da valutare. È "prevedibile che questa nelle prossime settimane diventi dominante nello scenario italiano ed europeo" e con la vaccinazione in corso, che "non ha ancora raggiunto coperture sufficienti, la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguate". Viene raccomandato "rafforzando/innalzando le misure in tutto il paese e modulandole ulteriormente laddove più elevata è la circolazione, inibendo in ogni caso ulteriori rilasci delle attuali misure in atto". È essenziale, conclude il documento "rafforzare/innalzare le misure di mitigazione in tutto il Paese per nel contenere e ridurre la diffusione del virus Sars-CoV-2 mantenendo o riportando rapidamente i valori di Rt < a 1 e l'incidenza a valori in grado di garantire la possibilità del sistematico tracciamento di tutti i casi".
Stesse indicazioni arrivano dall'Ecdc l'Agenzia Ue per la prevenzione e il controllo delle malattie: secondo la direttrice Andrea Ammon vanno continuate o rafforzate le misure non farmaceutiche come distanziamento, telelavoro ove possibile, restrizione agli spostamenti, mascherine e igiene mani. Per l'Ecdc il rischio associato a un'ulteriore diffusione del Covid nell'Ue è "alto-molto alto per la popolazione complessiva e molto alto per gli individui vulnerabili". I paesi dovrebbero quindi, accelerare le campagne di vaccinazione, poiché le varianti hanno "maggiore trasmissibilità" e potrebbero "determinare una maggiore gravità della malattia", e "i vaccini con licenza esistenti" potrebbero essere "solo parzialmente o in gran parte meno efficaci". «Raccomandiamo agli Stati membri di continuare a sviluppare o aumentare le loro capacità di sequenziamento insieme a misure complementari come test, ricerca dei contatti, isolamento dei casi e messa in quarantena dei loro contatti - ha detto la direttrice Ammon. - La chiusura delle scuole dovrebbe rimanere una misura di ultima istanza, strutturata in base all'età degli studenti, dai più grandi ai più piccoli».

(SZ)

TAG: CORONAVIRUS, COVID-19, SARS-COV-2

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