Idrossiclorochina, Oms sospende temporaneamente test: dubbi su sicurezza in pazienti Covid
L'Organizzazione mondiale della sanità ha sospeso i test sull'uso della idrossiclorochina per il trattamento del Covid-19: la pubblicazione di uno studio su Lancet ha sollevato dubbi sulla sicurezza dell'impiego terapeutico
L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha annunciato la decisione di sospendere i test sull'uso della idrossiclorochina per il trattamento del Covid-19: la pubblicazione di uno studio su Lancet ha sollevato dubbi sulla sicurezza per questo impiego terapeutico. In conferenza stampa online il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha precisato che l'organizzazione ha sospeso "temporaneamente" in via precauzionale gli esperimenti clinici sull'uso della idrossiclorochina in corso con i suoi partner in diversi Paesi. Venerdì scorso la rivista Lancet ha pubblicato uno studio secondo il quale il ricorso alla clorochina e ai suoi derivati, come appunto la idrossiclorochina, nel trattamento del Covid-19 è associato all'insorgenza di aritmie ventricolari (tachicardia ventricolare non sostenuta o sostenuta o fibrillazione ventricolare). "Non siamo stati in grado di confermare un beneficio dell'idrossiclorochina o della clorochina, se usato da solo o con un macrolide, sugli esiti registrati nei pazienti ricoverati per Covid-19. Ognuno di questi regimi farmacologici era associato a una ridotta sopravvivenza in ospedale e ad una maggiore frequenza di aritmie ventricolari quando usato per il trattamento di Covid-19" scrivono gli autori nelle conclusioni dello studio. Lo studio è stato giudicato "confuso" dall'infettivologo francese Didier Raoult, tra i pionieri nell'uso della idrossiclorochina, che ha affermato di voler continuare con questo metodo nell'ospedale per le malattie infettive di Marsiglia dove lavora.
Alert dell'Ema lanciato a fine aprile
L'Ema aveva suggerito cautela nei mesi scorsi, all'avvio della sperimentazione dell'uso off-label di medicinali a base di clorochina, idrossiclorochina, in studi su pazienti Covid-19. Verso la fine di aprile aveva richiamato l'attenzione sul rischio di gravi effetti indesiderati con una nota che arrivava dalla Task Force Ema sulla pandemia Covid19 (Covid-Etf), di concerto con il Comitato per la sicurezza dell'Ema (Prac) in cui ricordava gli eventi avversi associati all'uso dei due farmaci in alcune circostanze. Venivano segnalati disturbi del ritmo cardiaco potenzialmente aggravati se il trattamento è combinato con altri medicinali, come l'antibiotico azitromicina. Di recente anche il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) Nicola Magrini ha espresso perplessità: «Sull'efficacia sappiamo poco, sui possibili danni e assenza di sicurezza in alcuni limitati sottogruppi di pazienti siamo abbastanza sicuri». La stessa Aifa, però, a metà maggio ha approvato il più grande studio italiano tra il personale sanitario, il più esposto a rischio d'infezione, con lo scopo di verificare se il suo uso prima dell'esposizione al coronavirus diminuisca la probabilità di ammalarsi. Ora è attesa una sua posizione in merito.
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A cura di Redazione Farmacista33
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