Coronavirus, Assofarm: farmacie risorsa per l’emergenza
di Lea Fanti
Assofarm: i farmacisti non sono solo venditori di mascherine e disinfettanti, possono fare educazione alla salute soprattutto in una situazione di emergenza come quella del coronavirus
Come farmacisti non ci sta bene essere circoscritti al ruolo di venditori di mascherine e disinfettanti quando possiamo fare educazione alla salute e dare un primo indirizzo a cure e presidi sanitari specializzati ai cittadini, soprattutto quando i numeri di telefono predisposti al servizio per l'emergenza sul coronavirus non riescono a coprire le chiamate: sarebbe stato opportuno considerare il fatto che il paese dispone di una rete di oltre 16.000 punti sanitari sul territorio, le farmacie. Questa la riflessione proposta dal del segretario generale Francesco Schito, nell'editoriale del notiziario che si inserisce nello scenario di emergenza sanitaria.
"La disparità tra numeri accertati e dibattito scatenato è evidente. Poche unità i primi, enorme e concitato il secondo" e aggiunge, "sarebbe bastato attenersi ai fatti e a quanto noto alla scienza epidemiologica, come non manca mai di ricordare la nota virologa italiana espatriata in Florida Ilaria Capua". Secondo Schito lancia alcuni quesiti ai quali, a suo avviso sarebbero servite risposte pratiche: "le semplici mascherine multistrato da sala operatoria servono a qualcosa? Quante ore dura l'efficacia dei filtri delle mascherine più protettive? Le influenze "comuni" quanti decessi producono ogni anno? E poi un'altra domanda che ci sta particolarmente a cuore: se questo virus sembra essere particolarmente pericoloso per fasce di popolazione in stato di debolezza come gli anziani e i malati gravi, perché non concentrare su di essi la gran parte delle risorse?". E aggiunge: "Tra queste domande ce ne sarebbe anche una che ci riguarda direttamente: cosa potrebbero fare le farmacie? Non ci sta bene essere limitati al ruolo di venditori di mascherine e disinfettanti. Sappiamo di poter dare di più ai nostri concittadini in termini di educazione alla salute e di primo indirizzo a cure e presidi sanitari specializzati. Mentre fioccano i primi articoli giornalistici sulle chiamate a vuoto ai call centre delle Asl, sarebbe stato opportuno considerare il fatto che il paese dispone di una rete di oltre 16.000 punti sanitari sul territorio. Tale impegno dei farmacisti dovrebbe avvenire in una condizione di tutela della loro salute, per la quale ci sentiamo di chiedere urgenti ragguagli al Ministero competente. Le prossime settimane ci diranno se siamo all'inizio di una crisi sanitaria nazionale o ad un procurato allarme. Se, come speriamo, sarà il secondo caso, subito dopo aver tirato un sospiro di sollievo per le sofferenze evitate, dovremo riflettere sull'incapacità nazionale di elaborare risposte solide a problemi con un'alta componente liquida".
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A cura di Redazione Farmacista33
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