Coronavirus, Cossolo al Ministro: consentire a farmacie scelta di servizio a battenti chiusi
Federfarma ha chiesto al ministro Speranza di valutare per le farmacie ipotesi di servizio a battenti chiusi in via opzionale per ridurre i fattori di rischio di diffusione del coronavirus
Il ministro della Salute valuti l'ipotesi di consentire ai farmacisti di poter scegliere se svolgere il proprio servizio a battenti chiusi, riducendo così due fattori di rischio di diffusione del coronavirus: quello a cui i colleghi si espongono nel contatto con l'utenza e quello per i cittadini che difficilmente riescono a mantenere una distanza interpersonale di almeno un metro nell'attesa del turno. È quanto chiede il presidente nazionale di Federfarma, Marco Cossolo, in una lettera inviata al ministro della Salute Roberto Speranza al quale ha comunque, riconfermato "l'incondizionata disponibilità di questa Federazione e dell'intera categoria a fornire ogni utile ausilio per fronteggiare l'aggravato contesto emergenziale".
In farmacia rischio doppio: per cittadini e per farmacisti
"Le misure ora adottate dal Governo per contenere ulteriormente il diffondersi del contagio da Covid-19 - scrive Cossolo - mi impongono di sottoporLe alcune doverose riflessioni a tutela dei colleghi che quotidianamente, attraverso la propria efficienza professionale, contribuiscono ad arginare la congestione delle strutture ospedaliere, ponendosi quali insostituibili presidi sanitari sul territorio". Cossolo fa riferimento alla "ineludibile esigenza di dotare i farmacisti italiani di idonei dispositivi di protezione individuale, tali da garantirne l'incolumità nel continuo e diuturno contatto con un'utenza potenzialmente affetta dal virus, prevedendo, quindi, l'attivazione, per il tramite delle strutture di protezione civile, di canali di distribuzione dedicati all'approvvigionamento di mascherine FFP2 e FFP3 a favore dei colleghi, in analogia a quanto praticato nei confronti del personale medico e infermieristico". E poi aggiunge: "È di tutta evidenza che la carenza di detti dispositivi pone a serio repentaglio la salute di coloro i quali, operando in farmacia, risultano maggiormente esposti al rischio di contrarre il virus, con le facilmente immaginabili conseguenze deleterie che verrebbero a determinarsi qualora si fosse costretti a chiudere la farmacia per motivi sanitari e di salute pubblica". Da qui la richiesta: "Proprio per scongiurare tale ultimo rischio, La prego poi di considerare l'ipotesi di consentire ai colleghi, in via opzionale, di svolgere il proprio servizio a battenti chiusi, così riducendo due fattori di pericolo: quello a cui i colleghi sono esposti nel contatto con l'utenza e quello per i cittadini che difficilmente riescono a mantenere una distanza interpersonale di almeno un metro allorquando si stazioni all'interno o all'esterno della farmacia".
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A cura di Redazione Farmacista33
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