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17 Aprile 2020

Covid-19, tre vaccini già in studi clinici. Aggiornamenti dall’Oms


Dall'analisi dei dati genetici condotta in Italia è emerso che SarsCoV2 muta molto lentamente, questo rende più facile la collaborazione tra paesi per lo studio di vaccini e farmaci. Al via i test sull'uomo

Se la buona notizia è che dall'analisi dei dati genetici condotta in Italia è emerso che il coronavirus SarsCoV2 muta molto lentamente e questo rende più facile la collaborazione internazionale per mettere a punto farmaci e vaccini; quella meno positiva arriva dalle parole di Walter Ricciardi, membro del Comitato esecutivo dell'Oms, che sulla possibilità di avere un vaccino prima della fine dell'anno afferma: «È improbabile».
Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, nel corso della conferenza stampa da Ginevra su Covid-19, ha dichiarato: «Per tre vaccini sono già iniziati gli studi clinici, oltre 70 altri sono in fase di sviluppo e stiamo lavorando con i nostri partner per accelerare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di vaccini».
Gli esperti di tutto il mondo stanno collaborando alla ricerca di un vaccino che possa tutelare la popolazione mondiale, ormai in ginocchio. E quando arriverà, il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri non ha dubbi sul fatto che «debba essere obbligatorio». Lo dichiara a Radio Cusano Tv Italia, spiegando: «Una volta che saranno garantite efficacia e sicurezza del vaccino dovremmo avere una copertura tale per non far più contagiare nessuno».

Al via test accelerati sull'uomo

Nel frattempo, a fine aprile, inizieranno i test accelerati sull'uomo - su 550 volontari sani - del vaccino messo a punto dall'azienda Advent-Irbm di Pomezia insieme con lo Jenner Institute della Oxford University. Lo annuncia l'ad di Irbm Piero Di Lorenzo che all'Ansa spiega: «Si è deciso di passare direttamente alla fase di sperimentazione clinica sull'uomo, in Inghilterra, ritenendo, da parte della Irbm e della Oxford University, sufficientemente testata la non tossicità e l'efficacia del vaccino sulla base dei risultati di laboratorio, che sono stati particolarmente efficaci». L'analisi dei dati genetici condotta in Italia ha individuato otto ceppi provenienti da diverse aree, tutti simili a quello originario cinese e nessuno più aggressivo di quello originario. La ricerca, pubblicata sul sito bioRxiv, si deve all'Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibiom) di Bari, che ha collaborato con le università di Bari e Statale di Milano. Sono state analizzate oltre 1.100 sequenze genetiche provenienti da Cina, America e Europa utilizzando la piattaforma bioinformatica Elixir del nodo italiano dell'infrastruttura di ricerca europea per le Scienze della vita.
«Tutti i sottotipi virali definiti sulla base del confronto delle sequenze del genoma, sembrano avere una comune origine in Cina, anche se provenienti da focolai distinti», osserva il coordinatore della ricerca, Graziano Pesole del Cnr-Ibiom e dell'Università di Bari. Quello che emerge, ha osservato, è «una marcata omogeneità genetica di tutti i genomi virali analizzati. L'assenza di evidenze che supportino l'insorgenza di diversi tipi virali più aggressivi del ceppo cinese originario fa sì che la disomogeneità riscontrata nelle diverse aree geografiche sia dovuta alla rapida diffusione di sottotipi virali diversi, importati in maniera indipendente nei diversi continenti».

Maxi alleanza tra Big Pharma per arrivare al vaccino

È partita, inoltre, una maxi alleanza nell'universo Big Pharma per arrivare a un vaccino contro il nuovo coronavirus: Sanofi e GlaxoSmithKline (Gsk) uniscono le forze «in una collaborazione vaccinale senza precedenti» contro Sars-CoV-2. Il colosso francese e quello britannico annunciano «una lettera di intenti per avviare una collaborazione per lo sviluppo di un vaccino adiuvato per Covid-19, utilizzando le tecnologie innovative di entrambe le società, per contribuire a far fronte alla pandemia in corso». Il candidato vaccino dovrebbe iniziare gli studi clinici nella seconda metà del 2020 e, in caso di successo, sarà disponibile nella seconda metà del 2021. «Lo sviluppo di un vaccino è un percorso lungo e complesso, che generalmente può richiedere un tempo compreso tra i 15 e i 20 anni. Oggi, grazie al grande progresso della scienza e della tecnologia, produrre vaccini sperimentali in tempi rapidi è possibile, pur con la massima attenzione al profilo di sicurezza del vaccino». Lo afferma Rino Rappuoli, chief scientist e head of external R&D di Gsk vaccines.
Accanto ai grandi gruppi industriali corrono per il vaccino realtà più piccole, come l'italiana Takis che, dopo i primi dati positivi sugli animali, si prepara nei prossimi giorni a un nuovo test, dopo il quale i campioni di sangue verranno analizzati nell'istituto Spallanzani per vedere se gli anticorpi sono in grado di bloccare il virus. Nell'elenco dell'Oms c'è anche l'altro vaccino italiano, della Reithera. «Tutti stanno cercando strategie per accelerare la ricerca», ha osservato l'amministratore delegato della Takis, Luigi Aurisicchio. Una delle vie possibili è adottare una tecnologia già utilizzata per altri vaccini, ad esempio per quelli contro la Mers, la malattia da coronavirus comparsa nel 2015, «questo permette di accelerare la fase dei test preclinici».

Anna Capasso

TAG: VACCINI, VACCINI VIRALI, ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITà - OMS, COVID-19, SARS-COV-2

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