La variante Omicron imperversa ma in Italia si avvertono i primi timidi segnali di rallentamento. Dati incoraggianti in Francia
Nel nostro Paese la variante Omicron imperversa ed è ancora difficile poter fare una previsione riguardo al picco delle infezioni. Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, in una intervista a Rainews ha commentato i primi dati Covid del 2022 senza nascondere un cauto ottimismo sui primi segnali di rallentamento nella corsa dei contagi: «Nel pieno della quarta ondata, con un grande numero di casi, stanno iniziando le criticità nei servizi sanitari territoriali e nell'assistenza ospedaliera. Infatti, nonostante l'elevata copertura vaccinale "ammortizzi" l'impatto della circolazione virale sugli ospedali, l'ingente numero di positivi in continua crescita ha ripercussioni a causa di una popolazione suscettibile troppo numerosa: 2,2 milioni di 0-4 anni non vaccinabili, 8,45 milioni di non vaccinati e circa 15 milioni in attesa della terza dose. Da qualche giorno, tuttavia, si intravedono timidi segnali di rallentamento della curva dei contagi: il tasso di positività dei tamponi molecolari si è ridotto dal 27% al 22%, quello dei tamponi antigenici rapidi si è stabilizzato e la velocità di crescita della curva è rallentata». Cartabellotta, inoltre, sottolinea che «in questo momento della pandemia, le previsioni sui contagi sono poco affidabili per varie ragioni. Innanzitutto, il picco nazionale dipende dalla differente circolazione del virus in 21 Regioni e Province autonome, oltre che dalla numerosità della loro popolazione residente; in secondo luogo perché a metà gennaio non può essere ancora visibile l'effetto riapertura scuole e rientro nei luoghi di lavoro; infine perché ci sono numerose variabili, tra cui la prevalenza in ciascuna Regione di variante Delta e Omicron, il tasso di copertura vaccinale e di terze dosi, i comportamenti individuali, eventuali misure restrittive ed altro ancora. Con un virus che continua a sorprenderci», evidenzia il presidente della Fondazione, «per la sua capacità di aggirare gli ostacoli, è impossibile fare previsioni a medio periodo. In assenza di sorprese, nelle prossime settimane verosimilmente dovremmo assistere alla discesa dei contagi, ma per vedere una riduzione dell'impatto sugli ospedali e soprattutto sui decessi ci vorrà ancora un po' di tempo. E con l'arrivo della primavera la quarta ondata dovrebbe progressivamente esaurirsi. Ribadisco, al netto dell'emergenza di nuove varianti».
In Francia contagi in calo
Intanto anche in Francia stanno arrivando primi segnali incoraggianti che vedono negli ultimi sette giorni un calo sia dei contagi, sia di gravità dell'infezione. Secondo dati ufficiali diffusi in Francia pochi giorni fa, il numero di nuovi casi individuati è diminuito nel corso della scorsa settimana, con una media di 294.452 casi contro i 313.252 della settimana precedente. Questa è la prima volta in tre mesi (esclusi i giorni festivi) che il numero di casi positivi pubblicati è in calo rispetto a quello della settimana precedente. Anche all'interno dei servizi di terapia intensiva francesi la situazione si sta stabilizzando: alla fine della scorsa settimana i pazienti gravi sono stati 3.852, rispetto ai 3.939 registrati nei giorni precedenti. In lieve aumento, invece, il numero totale dei pazienti ricoverati, da 24.544 di sabato a 24.887 di domenica scorsa. Al momento attuale in Francia 53,6 milioni di persone hanno ricevuto almeno una dose di vaccino (ovvero il 79,5% della popolazione totale) e 52,3 milioni un ciclo primario completo (il 77,5% della popolazione totale). Sono, invece, 31,7 milioni di persone che hanno ricevuto anche la dose di richiamo.
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A cura di Redazione Farmacista33
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