Farmacisti
18 Ottobre 2023 Contratto sanitario, riconoscimento di specializzazioni, possibilità di carriera, applicazione omogenea del livello Q2. Sono queste alcune delle criticità messe in luce dal Conasfa

Abbandono della professione, contratto sanitario, riconoscimento di competenze e specializzazioni, possibilità di carriera e crescita, applicazione omogenea del livello Q2. Sono queste alcune delle criticità che caratterizzano la professione del farmacista e che sono state di recente messe in luce da Angela Noferi, presidente del Conasfa.
Trend di abbandono della professione non si ferma
«C’è, all’interno della categoria dei dipendenti, un senso di fatica e insoddisfazione» spiega Noferi a Farmacista33. «L’orgoglio di appartenere a una professione così fondamentale per i cittadini è vivo e presente, ma sono sempre di più i farmacisti che riferiscono difficoltà nel portare avanti il proprio lavoro quotidiano. Le esigenze che, a tutt'oggi, non sembrano aver trovato risposta pesano via via di più e questo non fa che aumentare quella dinamica da tempo segnalata di abbandono della professione. Riceviamo racconti di colleghi che, nonostante abbiano speso tempo e investimenti per completare la formazione universitaria e post universitaria, decidono di intraprendere percorsi alternativi, quali per esempio l’insegnamento, che, spesso con uno stipendio più elevato, consente maggiori possibilità di conciliazione vita lavorativa-vita privata, una organizzazione giornaliera e settimanale di lavoro e ferie più flessibile, e così via».
Il tema «lo abbiamo ribadito ancora una volta in occasione del Convegno sul “Contratto Collettivo Nazionale del lavoro per i dipendenti di farmacia privata”, organizzato dall’Ordine Interprovinciale dei Farmacisti di Bari e Bat, e sarà anche oggetto di confronto nel nostro appuntamento a FarmacistaPiù (sabato 21 alle 14.30), durante il quale verrà presentata l’ultima Survey sul benessere sul lavoro dei farmacisti non titolari, condotta insieme ad AltraPsicologia».
Tra esigenze dei dipendenti riconoscimento ruolo sanitario e tutele
Un nodo di particolare rilevanza è rappresentato dal riconoscimento, anche contrattuale, del ruolo sanitario del farmacista: «Tamponi e test, vaccini, telemedicina, prelievo di sangue capillare: la nostra professione è sempre più orientata alla relazione con il cittadino e prevede sempre più servizi in cui vi sia un contatto diretto con la persona. Non c’è solo un tema di riconoscimento economico del ruolo sanitario, ma c’è, soprattutto, l’esigenza di prevedere a livello contrattuale una serie di tutele professionali, civili - e non solo -, ormai non più rimandabili. Pensiamo, per esempio, a quelle esperienze sperimentali di screening per patologie quali l’epatite C, previste in alcune Regioni. In questi casi, sarebbe opportuno introdurre una tutela per il rischio biologico, anche perché non è pensabile che, con uno stipendio come il nostro, il farmacista debba provvedere anche a un’assicurazione specifica. Siamo operatori sanitari a tutti gli effetti e penso che, anche in questa direzione, sia ormai opportuno un avanzamento contrattuale».
Applicazione livello Q2, dinamiche di carriera, stipendi sono tra i nodi
Altro nodo «che abbiamo più volte segnalato riguarda l’applicazione del livello Q2, che ancora stenta e non è omogeneo. Dal convegno di Bari, dove erano presenti i consulenti del lavoro, è emerso che l’Istituto è ancora poco conosciuto e compreso».
A questo tema, per altro, si collega «l’esigenza di un riconoscimento dei profili di crescita professionale e di carriera, che oggi mancano. L’esperienza maturata sul campo, in termini relazionali, di conoscenze, di prevenzione, le competenze acquisite attraverso focus formativi, le specificità vanno riconosciuti, così come occorre prevedere percorsi di crescita e di carriera definiti a cui poter accedere. Avere davanti a sé una prospettiva, poter costruire un piano per la propria professionalità sono tutti elementi che migliorano la percezione lavorativa e in grado di contrastare il fenomeno della fuga dal comparto».
Oggi, conclude Noferi, «penso che ci ritroviamo ad avere a che fare con una serie di condizioni positive che in passato non c’erano. C’è, per fare un esempio, una maggiore consapevolezza del valore professionale, all’esterno e all’interno della categoria, e, anche tra i dipendenti, è più chiara l’importanza del proprio ruolo. Il dialogo all’interno della categoria è aperto e le occasioni di confronto sono molte. Si tratta ora di comprendere che le evoluzioni possono affermarsi se c’è, al contempo, una presa di coscienza che a volte è necessario fare un piccolo passo, un piccolo sacrificio in direzione di un bene più grande».
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