sonno
29 Gennaio 2026Una review sul World Journal of Pediatrics segnala un divario tra il crescente impiego della melatonina nei bambini e la scarsità di evidenze sulla sicurezza a lungo termine, richiamando l’attenzione su uso improprio, variabilità dei prodotti e aumento delle intossicazioni accidentali

L’uso della melatonina in età pediatrica è in costante aumento, ma le evidenze sulla sicurezza a lungo termine restano limitate, soprattutto nei bambini con sviluppo tipico. A richiamare l’attenzione su questo squilibrio è una review pubblicata sul World Journal of Pediatrics, che analizza efficacia, profilo di sicurezza e criticità legate all’impiego clinico e commerciale della melatonina nei bambini e negli adolescenti.
I disturbi del sonno in età pediatrica rappresentano un problema sempre più frequente, con ricadute sulla regolazione emotiva, sullo sviluppo cognitivo e sulla salute complessiva del bambino, oltre che sulla qualità di vita delle famiglie. In questo contesto, la melatonina è spesso percepita come un rimedio “naturale” e quindi innocuo. In realtà, ricordano gli autori, si tratta di un ormone con effetti sistemici che coinvolgono i ritmi circadiani, il sistema immunitario, il metabolismo e la funzione riproduttiva.
La revisione, condotta da ricercatori del Boston Children’s Hospital attraverso una ricerca della letteratura su PubMed, evidenzia che l’efficacia della melatonina è documentata soprattutto in popolazioni pediatriche selezionate, in particolare nei bambini con disturbi del neurosviluppo e insonnia, come disturbo dello spettro autistico e ADHD. In questi gruppi sono stati osservati miglioramenti nella qualità e nella durata del sonno, con benefici anche per i caregiver. Al contrario, per i bambini con sviluppo tipico le evidenze risultano limitate ed eterogenee, basate prevalentemente su studi di breve durata e spesso condotti su adolescenti.
Sul fronte della sicurezza, analisi indipendenti sui prodotti a base di melatonina disponibili senza prescrizione hanno rilevato una marcata variabilità tra il contenuto dichiarato in etichetta e quello effettivo, con alcuni prodotti contenenti dosaggi significativamente superiori o sostanze non dichiarate, come la serotonina. Parallelamente, i dati dei centri antiveleni documentano un aumento delle intossicazioni accidentali, in particolare nei bambini più piccoli, spesso associate a formulazioni gommose e a una conservazione non adeguata.
Restano inoltre aperte questioni rilevanti sugli effetti a lungo termine della melatonina in età pediatrica, in particolare su pubertà, funzione immunitaria, metabolismo e sviluppo neurologico. Secondo gli autori, esiste un evidente gap tra l’ampio utilizzo nella pratica clinica e la disponibilità di studi prospettici di sicurezza.
La review conclude che la melatonina non dovrebbe essere considerata una soluzione semplice o priva di rischi per i disturbi del sonno nei bambini. Gli interventi non farmacologici, come l’adozione di routine regolari, la riduzione dell’esposizione agli schermi e aspettative di sonno adeguate all’età, dovrebbero rappresentare l’approccio di prima linea. Quando indicata, la melatonina andrebbe utilizzata alla dose minima efficace, per periodi limitati e sempre sotto supervisione medica.
Gli autori sottolineano infine la necessità di una regolamentazione più rigorosa dei prodotti pediatrici a base di melatonina, di standard di etichettatura più chiari e di studi clinici a lungo termine, per garantire un utilizzo sicuro e appropriato e prevenire rischi evitabili. In questo quadro, il ruolo del farmacista resta centrale nell’orientare le famiglie verso un uso consapevole e basato sulle evidenze, contrastando l’idea della melatonina come semplice integratore privo di effetti sistemici.
Fonte:
https://link.springer.com/article/10.1007/s12519-025-00896-5
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