Europa
23 Maggio 2024L'European Health Data Space mette al centro del percorso di assistenza sanitaria i cittadini ma bisogna aumentare la consapevolezza del potenziale di questo progetto e i finanziamenti per realizzarlo: il parere degli esperti per trovare una soluzione

Lo European Health Data Space (EHDS) è una proposta introdotta dalla Commissione Europea nel maggio 2022 che si propone di realizzare due obiettivi principali, cioè di mettere i cittadini al centro del proprio percorso di assistenza sanitaria garantendo loro il controllo completo sui propri dati e di consentire l’utilizzo dei dati sanitari a fini di ricerca e di sanità pubblica, ma sotto rigorose condizioni, nel rispetto della privacy e della sicurezza dei dati dei pazienti. Lo scorso 24 aprile, il Parlamento Europeo ha votato a favore del Regolamento sullo Spazio Europeo dei Dati Sanitari.
Secondo gli esperti di tutta l’Unione Europea, è necessario un maggiore impegno, consapevolezza e collaborazione per realizzare appieno il potenziale dell’EHDS. Il regolamento è progettato per istituire un sistema di condivisione e accesso ai dati sanitari dei cittadini europei, al fine di migliorare l’assistenza per coloro che richiedano cure al di fuori del proprio Paese d’origine. La Commissione Europea auspica inoltre di ampliare le opportunità di ricerca fornendo al mondo accademico e all’industria un vasto patrimonio di dati sanitari da analizzare.
Il parere degli esperti: finanziamenti e consenso inadeguati da parte degli stakeholder
Nel recente Report “Implementing the European Health Data Space across Europe” del Think Tank EIT Health, parte dell’European Institute of Innovation and Technology (EIT), esperti provenienti da tutta l’Unione Europea hanno esaminato i potenziali ostacoli e delineato le soluzioni relativamente a sei aspetti fondamentali dell’attuazione dell’EHDS. Questi aspetti includono la governance, le capacità e le competenze, le risorse e i finanziamenti, la qualità dei dati, la relazione tra utilizzo primario e secondario, la sensibilizzazione e, non da ultimo, l’educazione e la comunicazione mirate a promuovere una cultura orientata ai dati nel settore sanitario.
Gli esperti hanno evidenziato che l’EHDS possiede il potenziale per trasformare radicalmente l’assistenza sanitaria europea, ma questo potenziale rischia di rimanere inespresso senza finanziamenti adeguati. Nel contesto degli sforzi dell’Europa per consolidare la sua leadership globale nell’innovazione sanitaria, è essenziale destinare risorse adeguate a iniziative capaci di guidare il progresso e migliorare la salute e il benessere dei cittadini europei, tra cui appunto l’EHDS. I finanziamenti attualmente disponibili non sono allineati con l’ambizione delineata dalla Commissione e l’impegno finanziario di alcuni Paesi membri non è sufficiente a sostenere lo sviluppo dell’assistenza sanitaria e delle infrastrutture. Tra le altre raccomandazioni, il Report suggerisce agli Stati membri di aumentare il loro coinvolgimento finanziario nelle iniziative legate all’EHDS al fine di garantirne il successo e massimizzare l’impatto sui risultati sanitari in tutta Europa.
La portata e la tempistica dell’EHDS “richiederanno l’adesione e la cooperazione di stakeholder del mondo politico, sanitario, della ricerca, dell’industria e della società civile”.
Gli esperti hanno notato che vi è una bassa comprensione tra i principali stakeholder e l’opinione pubblica, soprattutto riguardo alla relazione tra l’uso primario e secondario dei dati. Il Report raccomanda sforzi congiunti per sensibilizzare l’opinione pubblica sui contenuti e sulla logica del regolamento, specialmente riguardo all’utilizzo dei dati per guidare le innovazioni fondamentali nel settore. Per completare il quadro sull’uso dei dati primari e secondari, il Report suggerisce agli organismi di accesso ai dati sanitari di “facilitare la tracciabilità dei dati per promuovere la fiducia nelle nuove opportunità e tecnologie che potranno essere introdotte nell’assistenza sanitaria”.
Cosa deve fare l’Italia
Secondo il Report del Think Tank, l’Italia deve rispondere a normative rigorose nella gestione dei dati sanitari, resesi più stringenti dai severi requisiti in termini di consenso per il trattamento dei dati personali richiesti dal Garante per la Protezione dei Dati Personali. Questo contesto normativo ha complicato l’utilizzo dei dati sanitari per scopi secondari, specialmente durante situazioni critiche come la pandemia di COVID-19. Inoltre, il sistema sanitario digitale italiano è caratterizzato da sistemi locali frammentati e non interoperabili, che ostacolano la reale condivisione e utilizzo dei dati sanitari tra le diverse regioni.
“Siamo impegnati a favorire outcome sanitari migliori attraverso l’uso responsabile dei dati. Il nostro obiettivo rimane quello di migliorare l’interoperabilità e promuovere la cultura della condivisione dei dati tra gli operatori sanitari per mettere pienamente a frutto il potenziale delle innovazioni sanitarie digitali.” ha aggiunto Cecilia Maini, Strategic Development in Lifescience and Health di ART-ER. “Abbiamo già buoni esempi: il programma DARE - Digital Lifelong Prevention, un’iniziativa quadriennale finanziata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, collabora con una rete diversificata di università, centri di ricerca e altri partner per utilizzare le tecnologie digitali nello sviluppo di nuovi modelli di promozione della salute, monitoraggio e prevenzione delle malattie per vari gruppi di popolazione, con l’obiettivo di ridurre le disparità sanitarie, sociali e geografiche.”
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