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19 Luglio 2024Il Covid sta circolando nuovamente in modo importante in Italia, la variante sotto osservazione è la KP.3, non ci sono ricadute sui ricoveri ma il valore di Rt è sopra soglia epidemica: test e tamponi sono pochi

Il Covid sta circolando nuovamente in modo importante in Italia e in tutto il mondo, la variante sotto osservazione è la KP.3, non ci sono ricadute sui ricoveri ma il valore di Rt è sopra soglia epidemica: test e tamponi sono pochi ma il tasso di positività quintuplicato. Gli aggiornamenti sui casi Covid si basano sui dati dell’Iss: nella settimana dall'11 al 17 luglio, l'incidenza di Covid è di 15 casi per 100mila abitanti: in lieve aumento rispetto alla settimana precedente 9 casi per 100mila abitanti nella settimana 4-10 luglio.
L'incidenza delle infezioni diagnosticate e segnalate, si legge nel report settimanale della Cabina di regia Istituto superiore di sanità-ministero della Salute, appare “in lieve aumento nella maggior parte delle regioni/province autonome”. Nel Lazio il dato più alto (29 casi per 100mila), il più basso nelle Marche (meno di 0,5 casi per 100mila abitanti). L'Rt risale sopra la soglia epidemica. “L'indice di trasmissibilità calcolato con dati aggiornati al 17 luglio e basato sui casi con ricovero ospedaliero, all'8 luglio è pari a 1,20 (1,08-1,32) - si legge - in leggero aumento rispetto alla settimana precedente (Rt=1,00, 0,88-1,12, al 2 luglio)”.
“Al 17 luglio - riporta il monitoraggio - l'occupazione dei posti letto in area medica è pari a 1,9% (1.183 ricoverati), sostanzialmente stabile rispetto alla settimana precedente (1,6% al 10 luglio). Stabile anche l'occupazione dei posti letto in terapia intensiva, pari a 0,5% (43 ricoverati), rispetto alla settimana precedente (0,5% al 10 luglio)”. Incidenza in aumento nella maggior parte delle fasce d'età, con il tasso più alto nelle fasce 80-89 anni e over 90, emerge ancora dal monitoraggio. L'età mediana alla diagnosi è di 61 anni, in leggera diminuzione rispetto alla settimana precedente. La percentuale di reinfezioni è di circa il 49%, in lieve aumento.
I tassi di ospedalizzazione più elevati (sia in area medica sia in terapia intensiva), come pure i tassi di mortalità più alti, riguardano gli 80-89enni e gli ultra 90enni.
In Italia la variante KP.3 del virus Sars-CoV-2 è ormai responsabile di oltre 4 contagi su 10. “Dati preliminari relativi al mese di giugno 2024 - si legge ancora nel monitoraggio settimanale - evidenziano, alla data di estrazione dei presenti dati (14 luglio 2024), un incremento nella proporzione di sequenziamenti attribuibili a KP.3 (variante sotto monitoraggio discendente di JN.1) e pari al 40,5% vs 24,4% del mese di maggio 2024”.
La variante KP3, che fa parte del gruppo delle cosiddette varianti Flirt, “è quella presente in maggiore proporzione; quindi, la maggiore responsabile dell'ondata in corso - spiega Fabrizio Pregliasco, Direttore Sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi e Professore associato di Igiene Generale e Applicata dell’Università degli Studi di Milano.
La Kp3 appartiene alla famiglia di varianti Omicron, che, in generale, è meno patogena. Questo significa che, pur essendoci ancora decessi tra le persone più fragili (circa 20 a settimana), la severità dei sintomi è tendenzialmente inferiore rispetto alle prime varianti del virus. I sintomi della variante Kp3 sono simili a quelli delle altre varianti del Covid-19, ma generalmente meno gravi. Questi includono dei sintomi simil-influenzali, come: febbre; tosse; difficoltà respiratorie; perdita di gusto e olfatto (meno comuni, ma che con questa variante abbiamo visto ripresentarsi).
“Le varianti Kp2 e Kp3 – precisa Pregliasco – sono tutto sommato benevole in termini di patogenicità. Questo ci tranquillizza, ma non ci deve fare abbassare del tutto la guardia”. Per quanto riguarda invece il trattamento, molto dipende dalla tipologia di paziente e dalla gravità dei sintomi. “Per i casi gravi – sottolinea Pregliasco – e soprattutto in pazienti anziani o che presentano altre patologie come diabete o problematiche respiratorie o cardiache, è disponibile in commercio un trattamento antivirale specifico. Tuttavia, per la maggior parte delle persone, un trattamento con antinfiammatori e qualche giorno di riposo è sufficiente”. La vaccinazione rimane comunque uno strumento cruciale, anche in questa fase in cui il Covid tende a farci meno paura”.
C’è però un tema di sottostima dei casi. Vittorio Sambri, microbiologo e direttore dell'Unità operativa complessa della Ausl Romagna avverte: “Testiamo pochissimo, dunque i numeri che abbiamo sono ipotetici, probabilmente identifichiamo solo 1 contagiato su 50. Di solito il test lo fa chi è fragile o chi è a contatto con i fragili. Negli ultimi tempi però il tasso di positività è quintuplicato, da 2 al 10%, significa che il Covid sta circolando di più. La maggioranza, comunque, lo supera in sei, sette giorni, magari con febbre, anche alta, e tosse. Tanti altri starnutiscono ma continuano la vita di sempre. Bisogna vigilare sulla diffusione della KP.3 ma sarei cauto nel dare per scontato che ci porterà maggiori problemi”.
Lo conferma anche Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) che all'Adnkronos Salute dichiara: “I tamponi non vengono fatti. Ma nei nostri studi medici sono frequentissimi i riscontri dell’infezione. Oggi il covid fortunatamente è una malattia gestibile che non crea grandi preoccupazioni, la febbre dura qualche giorno, al massimo una settimana con qualche picco di 10 giorni. Non c'è una preoccupazione, soprattutto perché non c'è una pressione sugli ospedali in questo momento”. Ma l'invito ai cittadini è “di sottoporsi al tampone perché, se il medico sa quale malattia ha il suo paziente, è più facile curarla. Non dobbiamo demonizzare il fatto che si riprenda a fare i tamponi, perché questo ci aiuta a evitare, per esempio, un uso inutile degli antibiotici; ci aiuta a mirare bene le terapie, ci aiuta a utilizzare anche gli antivirali nei casi di soggetti particolarmente a rischio. E quindi a proteggere i fragili".
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