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Vaccinazioni

11 Giugno 2026

Vaccini in farmacia, il modello italiano: punti di forza e criticità

L’analisi della Fip indica l’Italia tra i Paesi in cui la vaccinazione in farmacia è ormai integrata nel sistema sanitario. Tra i punti di forza rete capillare, fiducia dei cittadini e formazione certificata. Restano criticità su frammentazione regionale, sostenibilità economica e interoperabilità dei sistemi informativi.

di Redazione Farmacista33


Vaccini in farmacia, il modello italiano: punti di forza e criticità

Il modello italiano del servizio vaccinale erogato nelle farmacie è passato da misura emergenziale legata al Covid a componente “strutturalmente integrata nel sistema sanitario”, che trova punti di forza nella capillarità della rete, nella formazione dei farmacisti e nella fiducia dei cittadini, ma ha anche criticità ancora aperte legate a remunerazione, frammentazione regionale e integrazione digitale. È il quadro che emerge da un’analisi della Fip che ha esaminato diversi modelli nazionali del servizio nel mondo, dall’Australia al Canada, passando per l’Europa, inclusa l’Italia.

Dalla sperimentazione Covid a servizio strutturale del Ssn

Il quadro normativo viene richiamato dalla Fip come uno degli elementi che hanno consentito il consolidamento del servizio. Dopo l’avvio durante la campagna anti-Covid, la vaccinazione da parte dei farmacisti è stata progressivamente stabilizzata attraverso accordi nazionali e regionali, fino al riconoscimento delle farmacie come setting aggiuntivo rispetto ai centri vaccinali delle Asl e agli ambulatori dei medici di medicina generale.
La vaccinazione condotta dal farmacista è oggi parte dell’assistenza territoriale e rientra nella strategia di ampliamento delle coperture vaccinali e “le farmacie sono riconosciute come punti di accesso ufficiali alla vaccinazione nell’ambito del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale” e che il loro coinvolgimento è collegato all’obiettivo di ampliare l’accesso alla prevenzione.

La forza del modello italiano: prossimità, fiducia e accessibilità

Uno dei principali punti di forza individuati è la capillarità della rete. L’analisi richiama la presenza di 20.160 farmacie aperte al pubblico in Italia, di cui circa 18.390 private e circa 1.500 comunali, e circa 100.800 farmacisti iscritti agli albi professionali provinciali.
Per la Fip, la rete delle farmacie rappresenta un’infrastruttura territoriale in grado di sostenere l’accesso ai servizi vaccinali. Il documento indica tra i fattori abilitanti una “rete farmaceutica capillare e alta fiducia”, precisando che “una rete densa di farmacie e un’elevata fiducia da parte della popolazione supportano un ampio accesso ai servizi vaccinali”.
La farmacia viene quindi descritta come presidio di prossimità, in grado di contribuire agli obiettivi di copertura vaccinale grazie alla distribuzione sul territorio e al rapporto continuativo con i cittadini.

Formazione e standard di qualità: la leva che ha reso possibile il servizio

La Fip attribuisce un ruolo centrale alla formazione. I farmacisti che somministrano vaccini devono completare un percorso certificato, che comprende tecniche di somministrazione, gestione delle emergenze, riconoscimento e trattamento delle reazioni anafilattiche e supporto di base alle funzioni vitali.
Nell’analisi viene ricordato che “i farmacisti devono completare una formazione certificata, che include tecniche di somministrazione, gestione delle emergenze, come l’anafilassi, e supporto di base alle funzioni vitali”. La formazione strutturata e l’esperienza maturata durante la pandemia vengono indicate tra i fattori che hanno sostenuto “un’erogazione efficace del servizio”.
Il sistema di qualità si basa anche su protocolli di somministrazione standardizzati, farmacovigilanza, controlli delle Asl e requisiti per la gestione della catena del freddo. La Fip sottolinea che “solidi protocolli nazionali e sistemi di farmacovigilanza garantiscono elevati standard di sicurezza e qualità del servizio” e che le aziende sanitarie locali monitorano la conformità attraverso ispezioni e sistemi di segnalazione.

I numeri della rete e l'organizzazione del servizio

Secondo le stime riportate nell’analisi, nel 2024 circa 5.000 farmacie erano attive nella somministrazione di vaccini, con almeno un farmacista abilitato per sede. Non tutti i farmacisti, infatti, sono autorizzati alla vaccinazione: l’abilitazione è subordinata al completamento del percorso formativo previsto.
Il servizio si articola attraverso prenotazione, anamnesi prevaccinale, consenso informato, somministrazione e osservazione post-vaccinale di almeno 15 minuti. Le farmacie vaccinatrici devono disporre di spazi dedicati o separati, kit per la gestione delle reazioni avverse e dotazioni di sicurezza, tra cui il defibrillatore automatico esterno.
Il modello prevede anche il raccordo con medici di medicina generale e Asl. Il farmacista è tenuto a registrare la vaccinazione nei sistemi informativi regionali e a comunicare l’avvenuta somministrazione al medico curante, secondo le modalità previste dagli accordi attuativi.

Il nodo economico: la remunerazione resta la principale criticità

Tra le barriere individuate dalla Fip, la sostenibilità economica del servizio occupa un posto centrale. Il finanziamento della vaccinazione in farmacia si basa su fondi pubblici per le campagne incluse nei programmi nazionali, con una tariffa per la somministrazione distinta dal costo della dose vaccinale.
L’analisi rileva tuttavia che “le tariffe attuali spesso non coprono i costi effettivi del servizio, limitando la partecipazione, in particolare delle farmacie di minori dimensioni”. Tra i costi richiamati figurano personale, formazione, attrezzature, gestione della catena del freddo, spazi dedicati e dotazioni per la sicurezza.
La Fip indica quindi la “remunerazione inadeguata” come una delle principali barriere al pieno sviluppo del modello, insieme alle differenze regionali e all’integrazione digitale non ancora completa.

Frammentazione regionale e digitalizzazione incompleta

Un altro nodo riguarda la disomogeneità territoriale. La Fip segnala “differenze nell’implementazione, nel finanziamento e nei sistemi digitali tra le regioni”, con conseguenze sulla capacità di monitorare in modo uniforme l’attività vaccinale svolta nelle farmacie.
Il documento evidenzia che i dati sulla copertura vaccinale in farmacia “non sono ancora rilevati in modo uniforme a livello nazionale, a causa della frammentazione dei sistemi informativi regionali”. L’Anagrafe nazionale vaccini e il Fascicolo sanitario elettronico rappresentano gli strumenti di integrazione, ma la piena interoperabilità è indicata come ancora in fase di completamento.

Secondo la Fip, “la parziale interoperabilità dei sistemi informativi ostacola il monitoraggio in tempo reale e il coordinamento dell’assistenza”. In alcune realtà la registrazione avviene attraverso piattaforme regionali o gestionali integrati, mentre in contesti meno digitalizzati permangono procedure meno automatizzate.

Le sfide future: ampliare offerta, integrazione territoriale e monitoraggio

L’analisi Fip descrive il modello italiano come un’esperienza ormai consolidata, sostenuta da rete territoriale, formazione e protocolli di sicurezza. Le prospettive indicate riguardano l’ampliamento dell’offerta vaccinale, l’integrazione con gli altri attori dell’assistenza territoriale e il completamento dei sistemi digitali di registrazione e monitoraggio.

Il documento sintetizza il quadro evidenziando tre fattori abilitanti principali: “rete farmaceutica capillare e alta fiducia”, “quadro normativo chiaro post-Covid-19” e “formazione strutturata ed esperienza pandemica”. Le barriere restano invece “frammentazione regionale”, “remunerazione inadeguata” e “integrazione digitale incompleta”.

Per la Fip, il modello italiano "ormai maturo e riconosciuto a livello internazionale” conferma il potenziale della farmacia come punto di accesso alla prevenzione vaccinale, ma con tre nodi ancora irrisolti: l’attuazione regionale più uniforme, sostenibile la remunerazione e sistemi informativi interoperabili. 

Fonte:

https://www.fip.org/file/6588

ph.cr. magnific

TAG: FARMACISTI VACCINATORI, VACCINAZIONE IN FARMACIA, FEDERAZIONE FARMACEUTICA INTERNAZIONALE (FIP)

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