Omeopatia
05 Dicembre 2025L’Ecballium elaterium è impiegato in disturbi infiammatori e congestizi, tra cui sinusiti, edemi, nausea con vomito e diarrea schiumosa, oltre a dolori articolari acuti. Il rimedio viene generalmente somministrato con frequenza adattata ai sintomi del paziente

L' Ecballium elaterium, chiamato anche elaterio o cocomero asinino, usato in omeopatia per la preparazione del rimedio Elaterium, viene tipicamente associata a patologie con forte componente infiammatoria e congestizia, come problemi respiratori (sinusiti), edemi, dolori articolari e sintomi di tipo gastrointestinale. Appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae, è una pianta perenne, erbacea, cespugliosa, carnosa, tuberosa, con fusti ispidi, robusti e striscianti, alta sino a 80 cm, diffusa nelle zone semiaride e incolte della regione mediterranea, preferibilmente in prossimità delle zone costiere.
Questa pianta, impiegata a scopo terapeutico sin dall'epoca classica, viene menzionata da Teofrasto che ne indicava la radice come cura della scabbia delle pecore e il succo del frutto come emetico. Infatti, in Turchia, sin dall'antichità era un rimedio utilizzato nella medicina e nella veterinaria popolare.
L’interesse farmacologico per l’Ecballium elaterium è legato alla presenza di principi attivi come elaterina, elaterinide, cocurbitacina, e alcalodi, in particolare cinoglossina e consolicina. E’ considerata una pianta abortiva, antireumatica, fortemente purgante e deostruente delle vie biliari, analgesica, cardiotonica.
Dal punto di vista clinico, la pianta viene considerata utile quando nel paziente sono presenti sintomi quali nausea e vomito con grande astenia, evacuazioni coleriche con diarrea schiumosa e a getto, dolori articolari taglienti e urenti, specie quello gottoso negli alluci, orticaria pungente e bruciante.
L' Ecballium elaterium è’ una pianta altamente tossica. Il quadro tossicologico, causato sia dalla ingestione che dal contatto cutaneo con la pianta, è costituito dai sintomi di violenta gastroenterite con nausea vomito e diarrea; orticaria con dolori pungenti, febbre con brividi, astenia, sbadigli e dolori articolari. La riproduzione di tali sintomi nei volontari è il presupposto con cui il rimedio omeopatico viene proposto nei pazienti che presentano quadri clinici analoghi.
Il dosaggio comunemente indicato nella pratica omeopatica prevede la somministrazione di cinque granuli alla diluizione da 5 CH a 30 CH, due o tre volte al giorno, secondo i sintomi del paziente, con progressiva riduzione in base al miglioramento dei sintomi. La scelta della diluizione e della frequenza deve comunque essere valutata in relazione alla condizione individuale del paziente e al quadro complessivo.
SIOMI - Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata
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