Influenza
13 Gennaio 2026L’epidemia influenzale è nella fase centrale con il picco atteso nelle prossime due settimane. I medici di famiglia richiamano all’attenzione su sintomi, appropriatezza terapeutica e importanza della vaccinazione per ridurre complicanze e uso improprio dei farmaci

La stagione influenzale è entrata nella sua fase centrale, il picco è atteso nelle prossime due settimane, ma l’esperienza degli ultimi anni indica che la circolazione dei virus potrebbe protrarsi ben oltre, con una coda epidemica destinata ad accompagnare l’inverno fino alla primavera. Il quadro è tracciato dalla Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie (Simg) sulla base dei dati della rete di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto superiore di sanità, che integra le segnalazioni dei medici sentinella con quelle ospedaliere e che quest’anno monitora non solo le sindromi simil-influenzali, ma anche l’insieme più ampio delle infezioni respiratorie acute. Numerosi i consulti per sintomi respiratori e sindromi simil-influenzali, affermano i medici: “Aumentano non solo le visite per febbre, tosse, malessere e difficoltà respiratorie, ma anche le richieste di orientamento clinico da parte di cittadini spesso incerti su come interpretare e gestire i primi segnali dell’infezione”.
Sul fronte virologico, la stagione è dominata dai ceppi influenzali A, in particolare A(H1N1)pdm09 e A(H3N2), con alcune varianti associate a un maggiore impatto clinico. Accanto a questi continuano a circolare SARS-CoV-2, virus respiratorio sinciziale, rhinovirus e parainfluenzali, che contribuiscono al carico complessivo di infezioni respiratorie. I dati sulle forme gravi sono in linea con quelli dello scorso anno, ma la Simg segnala che i casi più impegnativi riguardano soprattutto soggetti non vaccinati: “Occorre raccomandare sempre le misure più efficaci per contrastare la diffusione dell’epidemia – ricorda Alessandro Rossi, presidente della Simg – In primo luogo, la vaccinazione antinfluenzale, che è ancora disponibile presso gli ambulatori dei medici di famiglia e mantiene utilità per coprire la lunga coda della stagione. Accanto a questo restano fondamentali il distanziamento, l’uso delle mascherine nei luoghi affollati o in presenza di soggetti fragili, il rispetto delle norme igieniche e una corretta idratazione, sia in prevenzione sia durante la malattia”.
È fondamentale mantenere l’attenzione ai sintomi, evitare l’uso improprio dei farmaci e proteggere in modo particolare le persone più fragili. Le sindromi influenzali si manifestano con un ventaglio di sintomi che comprende raffreddore, mal di testa, dolori articolari, tosse, mal di gola e febbre. “Possono durare pochi giorni, ma spesso persistono più a lungo, con una mediana di due o tre settimane per tosse e rinorrea, senza che questo debba necessariamente allarmare – affermano i Mmg ricordando che “una temperatura corporea elevata non è di per sé un indicatore di gravità, ma piuttosto il segno di una risposta efficace dell’organismo”. Serve però una valutazione medica se la persistenza della febbre per molti giorni o la mancata risposta ai comuni antipiretici.
Sul piano terapeutico l’appropriatezza è decisiva: “In presenza di sintomi influenzali la raccomandazione è di trattare i sintomi” spiega Ignazio Grattagliano, della Simg, indicando nel paracetamolo il farmaco di riferimento sia come analgesico sia come antipiretico, per il suo buon profilo di sicurezza alle dosi corrette. Gli antinfiammatori non steroidei indicati per le flogosi delle alte vie aeree, come ketoprofene sale di lisina, flurbiprofene, ibuprofene a basso dosaggio o aspirina, possono essere utili ma vanno scelti tenendo conto del rischio cardiovascolare, renale e gastrico del paziente, soprattutto in automedicazione. La stessa classe di farmaci, osserva Grattagliano, può essere impiegata anche in formulazioni topiche, come spray e collutori, per alleviare le faringiti. Antitussivi e decongestionanti nasali trovano indicazione quando la tosse o la rinorrea sono particolarmente fastidiose, mentre i cortisonici devono essere evitati perché interferiscono con le difese immunitarie e aumentano il rischio di complicanze. Quanto agli antibiotici, “non hanno indicazione perché si tratta di infezioni virali e il loro impiego va riservato solo ai casi in cui una valutazione clinica ne dimostri la necessità”.
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