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Politica e Sanità

10 Ottobre 2015

Paziente muore dopo sostituzione in farmacia. Cini: il farmacista non può cambiare principio attivo


Una donna di 75 anni - paziente con bronchite cronica - morta, e la farmacista iscritta nel registro degli indagati. Sono questi i dati di una vicenda avvenuta nel Lodigiano: la paziente, allergica al ceftriaxone, sarebbe arrivata con una ricetta del medico per un altro antibiotico, la farmacista avrebbe proposto un equivalente. Alla fine la donna ha acquistato un terzo antibiotico contenente il principio attivo controindicato e lo avrebbe assunto inconsapevolmente. In seguito si sarebbe verificato shock anafilattico, di qui ricovero in ospedale e decesso. A fronte di un'urgenza, il farmacista che margini di manovra ha? «Intanto, di fronte ad una ricetta medica il farmacista non può cambiare il principio attivo neanche con il consenso del cliente-paziente», afferma Maurizio Cini, Presidente dell'Associazione Scientifica Farmacisti Italiani (asfionline.it). «La sostituzione è ammessa solo, sia con ricetta rossa che bianca, in casi del tutto eccezionali e di urgenza e solo con medicinali aventi le stesse caratteristiche di quello prescritto. Nel caso accaduto sembra che la signora deceduta si sia presentata in farmacia con una ricetta medica prescrivente un medicinale "di marca". Il farmacista non aveva disponibile tale medicinale e quindi le avrebbe offerto un "equivalente", come tale autorizzato dall'Agenzia Italiana del Farmaco contenente lo stesso principio attivo dell'originale, lo stesso dosaggio, la medesima via di somministrazione e forma farmaceutica (compresse, capsule, fiale ecc.) e, soprattutto, le medesime indicazioni terapeutiche». La signora avrebbe rifiutato la sostituzione, secondo la prima ricostruzione. «Il rifiuto del generico può essere ascritto ad una sorta di diffidenza, priva di fondamento, ma alimentata da fonti non facilmente individuabili. Il successivo operato del farmacista non appare però chiaro. Ove abbia venduto un medicinale iniettabile diverso da quello prescritto per principio attivo ecc. si potrebbe configurare una violazione di legge, l'assunzione di una responsabilità che "va al di là". Solo ove abbia venduto un prodotto privo dell'obbligo di prescrizione ha operato all'interno delle proprie prerogative professionali. Ma osservo che, sempre nella fonte giornalistica, si parla di un antibiotico iniettabile e tutti i medicinali parenterali hanno l'obbligo di ricetta». Saffi Ettore Giustini medico di famiglia e responsabile area farmaco Società Italiana di Medicina Generale ammette che i margini di sostituzione per il farmacista in questa situazione appaiono minimi. «Sul mercato di antibiotici iniettivi, al di là delle classi terapeutiche cefalosporine e penicilline (controindicate a quanto pare alla paziente), ce n'è pochi. Il farmacista avrebbe potuto confrontarsi con il medico per l'eventuale sostituzione di un farmaco come l'antibiotico. Solo ove non potesse reperirlo e avesse rilevato una certa urgenza, era autorizzato a intervenire. Ma che s'intende per urgenza? Se era in presenza di una crisi d'asma, il farmaco da fornire era salbutamolo spray, o un cortisonico, che sono, in determinate circostanze "medicamenti salvavita". Se un paziente è allergico dovrebbe portare con sé il nome del farmaco che gli procura l'allergia, L'ideale sarebbe che l'allergia fosse riportata anche nella memoria della tessera sanitaria, ma così non è».

Mauro Miserendino

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