Covid-19. Speranza: difesa della salute con massima prudenza è la stella polare
Il ministro della Salute Roberto Speranza risponde in Senato alle tre mozioni di sfiducia presentate contro di lui: "Mia unica preoccupazione è stata la tutela della salute dei cittadini"
Chiamato a difendersi in Parlamento, Roberto Speranza replica ricordando il suo operato in questo anno e oltre di pandemia: «Mia unica preoccupazione è stata la tutela della salute dei cittadini. Per questo ho sempre ispirato il mio agire alla massima prudenza, non cadendo mai nella tentazione di polemizzare con le Regioni. Non l'ho fatto finora e non lo farò mai. Non è questo il tempo delle polemiche ma della coesione nazionale».
La replica del Ministro
Sono tre le mozioni di sfiducia contro il ministro presentate al Senato: da Fratelli d'Italia con Luca Ciriani; da Italexit con Gianluigi Paragone; da Alternativa C'è con Mattia Crucioli. In teoria non ci dovrebbero essere rischi per il ministro, ma qualche dubbio permane sul comportamento in fase di voto della Lega, fino a qualche mese fa, prima dell'entrata al governo con Draghi, acerrima nemica di Speranza. Al ministro i tre partiti in questione imputano una gestione inefficiente dell'emergenza, oltre alla questione annosa del mancato rinnovo del piano pandemico e quella del ritiro del report Oms elaborato dai ricercatori di Venezia dell'Organizzazione. «A chi lamenta le inefficienze dei governi e del mio ministero ricordo che l'Italia», spiega Speranza, «è stato il primo Paese, insieme agli Stati Uniti, a dichiarare lo stato di emergenza il 31 gennaio 2020. Subito dopo è stato istituito il Comitato tecnico-scientifico, che ha dialogato costantemente con il governo Conte II, che ha poi optato per il lockdown». Le accuse, come mai l'Italia è tra i Paesi con il maggior numero di morti per centomila abitanti? Il ministro risponde che «all'origine di questi numeri c'è il fatto che l'Italia è il Paese più anziano d'Europa e quello in cui è molta elevata la percentuale di anziani con comorbilità». Senza contare che i primi mesi dell'emergenza sono stati caratterizzati da una mancanza di chiarezza sulle caratteristiche del virus e sulla carenza di respiratori e di dispositivi di protezione individuale. Quanto al fatto che il piano pandemico nazionale fosse fermo al 2006, Speranza lo dice con chiarezza: la cosa non può certo essere imputata ai governi di cui ha fatto e fa parte, anzi l'aggiornamento di tale piano è avvenuto proprio grazie al suo Ministero, in periodo di pandemia. Infine, sul report Oms: «Il rapporto pubblicato è stato ritirato in quanto ritenuto inesatto nei contenuti. Scelte autonome dell'Oms che noi rispettiamo e nelle quali il mio ministero non ha avuto alcun ruolo». Come invece sostenuto da alcune inchieste giornalistiche.
Il futuro: sanità rilanciata da stanziamenti del Recovery fund
Guardando al futuro Speranza parla di una sanità pubblica che, anche grazie agli stanziamenti del Recovery fund, dovrà essere rilanciata, dopo decenni di depotenziamento da parte dei governi, di varia estrazione, che si sono succeduti. Con il risultato di ridurre le dotazioni del Fondo sanitario nazionale, i posti letto, le assunzioni di personale medico e paramedico. Scelte politiche di cui si sono pagate pesantemente le conseguenze nei primi mesi della pandemia. Ora il rilancio deve essere basato, come già affermato da Speranza a FarmacistaPiù 2020, «sul concetto di prossimità. Quindi un rafforzamento della medicina territoriale e un riequilibrio dei rapporti con la sanità privata. Solo un consolidamento del Servizio sanitario nazionale può garantire un rapporto più proficuo con l'imprenditorialità privata».
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A cura di Avv. Rodolfo Pacifico
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