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Fisco e Tributi

10 Giugno 2025

Fisco: per il Mef farmacie contribuenti meno affidabili. Federfarma: non corrispondenza tra importi dichiarati e Isa

Il Dipartimento Finanze del MEF ha pubblicato i nuovi dati sull'affidabilità dei contribuenti in base all'indice di affidabilità (Isa). Le farmacie fino allo scorso anno considerate virtuose e affidabili al pari degli studi medici, registrano un calo Isa. Ma per Federfarma c'è una non corrispondenza tra importi dichiarati e Isa 

di Simona Zazzetta


computer grafici business

A distanza di un anno, l’affidabilità fiscale delle farmacie sembrerebbe aver registrato una significativa flessione: -12,3% dell’Indice sintetico di affidabilità (ISA), il parametro che valuta il grado di coerenza tra redditi dichiarati e comportamento fiscale complessivo. Il dato emerge da analisi basate sui dati pubblicati in questi giorni dal Dipartimento Finanze del MEF e riprese da diverse testate di economia e finanza che hanno evidenziato le categorie professionali con i punteggi ISA più bassi e accanto a ristoratori, albergatori e commercianti al dettaglio, compaiono anche i farmacisti che ottengono una valutazione di sufficienza 62,6% ma in peggioramento rispetto all’anno precedente. Ma per Federfarma è fuorviante affermare che i farmacisti sono evasori, mentre c’è un tema di “non corrispondenza tra gli importi dichiarati dalle farmacie e quelli previsti dall’Isa” già segnalato all’Agenzia delle entrate.

Indice sintetico di affidabilità fiscale: cos’è e a cosa serve

L'indice sintetico di affidabilità fiscale introdotto dall'Agenzia delle Entrate nel 2018, lo si ricorda, esprime un giudizio di sintesi sull'affidabilità dei comportamenti fiscali del soggetto. È un indicatore, spiega l’Agenzia, “misurando attraverso un metodo statistico-economico, dati e informazioni relativi a più periodi d'imposta, fornisce una sintesi di valori tramite la quale sarà possibile verificare la normalità e la coerenza della gestione professionale o aziendale dei contribuenti”.

Fisco: farmacie e studi medici i contribuenti più affidabili. I dati 2024 del Mef

Le categorie fiscalmente inaffidabili e a rischio evasione

I dati pubblicati ora dal Mef riguardano il periodo d’imposta 2023 con le dichiarazioni 2024 e in quella che è stata chiamata “mappa dell’evasione”, anche se è appunto più corretto parlare di “inaffidabilità”, circa 77% dei contribuenti del settore discoteche, locali notturni, scuole di danza è considerato potenzialmente evasore, poi ci sono bar e gelaterie (56%) i panettieri (70%), le mercerie (68%), i negozi di giocattoli (67%) e quelli di abbigliamento (65%), giornalai, ottici e fotografi dal 45 al 50%. 

Secondo i dati del Mef altri settori che presentano i voti peggiori in termini di affidabilità fiscale sono quelli legati al turismo, come i campeggi e villaggi turistici con Isa 64%, gli hotel e i B&B circa 54% con redditi dichiarati medi di circa 18.000 €/anno, i balneari inaffidabili al 58% con redditi spesso intorno ai 15.000 € annuali.Ancora più marcata è la criticità nel comparto della consulenza finanziaria e assicurativa, dove ben il 68% dei soggetti risulta inaffidabile con 125.000 euro medi dichiarati contro i 568.000 euro dei soggetti considerati affidabili. Anche settori artigiani come quello degli elettricisti e degli idraulici registrano livelli di inaffidabilità elevati, con una quota vicina al 60%, nonostante il costante fabbisogno di questi servizi sul territorio.

Settore sanitario: farmacisti sotto osservazione

Spostandosi nel settore sanitario, gli studi medici e i laboratori di analisi risultano ancora tra i più affidabili mantenendo stabile il dato dell’anno precedente: solo il 25% dei contribuenti si colloca sottosoglia. Meno virtuoso, invece, il comparto odontoiatrico con circa il 48% degli studi dentistici che non raggiunge la soglia minima di affidabilità.

Le farmacie, che l’anno scorso si inserivano accanto agli studi medici tra i contribuenti più affidabili, quest’anno presentano il 37% dei contribuenti al di sotto della soglia di affidabilità e, sebbene il 62,6% venga classificato come “sufficiente” il calo del 12,3% rispetto all’anno precedente richiede un chiarimento, per altro già segnalato all’Agenzia delle entrate dalle organizzazioni di categoria, in quanto le attività delle farmacie sono facilmente tracciabili tramite scontrini fiscali per prodotti e servizi che i cittadini portano in detrazione. 

Federfarma: non c’è evasione ma non corrispondenza con importi previsti dall'Isa

A spiegare i dati, in particolare nella lettura fornita dal Corriere Economia, è il presidente di Federfarma nazionale Marco Cossolo: “La vicenda non riguarda l’evasione fiscale ma esclusivamente la non corrispondenza tra gli importi dichiarati dalle farmacie e quelli previsti dall’Isa. Le farmacie, infatti, emettono regolari scontrini fiscali e fatture per tutti i prodotti e servizi erogati e non si registrano fenomeni di evasione anche perché grazie alla documentazione rilasciata dalla farmacia i cittadini possono richiedere la detrazione fiscale. Il fenomeno della non corrispondenza tra importi dichiarati e Isa si è registrato, in particolare, nelle farmacie che nell’anno 2022 hanno realizzato ricavi significativi dai servizi connessi al Covid-19, quali tamponi e vaccini, ricavi che sono molto diminuiti - e, in alcuni casi, si sono anche azzerati - nel 2023. Si è trattato infatti di prestazioni legate alla situazione emergenziale contingente, che non possono essere considerate un elemento strutturale dei ricavi delle farmacie”.

TAG: FEDERFARMA, AGENZIA DELLE ENTRATE, FISCO, FINANZA, FARMACIE

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