contratto di lavoro farmacisti
06 Marzo 2026Secondo Conasfa la scelta della libera professione riflette uno squilibrio tra domanda e offerta e livelli retributivi: per rendere attrattivo il lavoro dipendente servono più tutele, retribuzioni e prospettive di carriera

La scelta di molti farmacisti di esercitare in regime di libera professione è dettata da una legge di mercato, in quanto esiste uno squilibrio tra domanda e offerta di farmacisti e “un differenziale evidente” tra livelli retributivi. Se si vuole invertire questa tendenza e rendere “realmente attrattivo” il lavoro dipendente bisogna “alzare l’asticella delle tutele e delle retribuzioni” e “offrire opportunità di crescita e di carriera”. Con questa riflessione Conasfa - Associazione nazionale professionale farmacisti non titolari interviene nel dibattito aperto nei giorni scorsi su tema della concorrenza tra modelli professionali e il bonus previsto per le giovani partite Iva.
All’inizio di febbraio l’Inps ha chiarito che il bonus di 500 euro al mese previsto dal Decreto Coesione può essere richiesto anche dai professionisti iscritti agli ordini, tra cui oltre a medici e veterinari, ci sono anche i farmacisti.
Farmacisti under 35: bonus 500 euro per partite Iva. Requisiti e scadenze per la domanda
Da qui le considerazioni di Assofarm sul “cortocircuito economico e gestionale” che deriverebbe dall’applicazione del bonus nel mondo della farmacia in cui “rischia di scontrarsi con una realtà operativa complessa, dove il problema non è più soltanto il costo del lavoro, ma la drammatica carenza di professionisti” e in cui “molte farmacie sono costrette a ricorrere ai liberi professionisti esterni, i cosiddetti farmacisti a chiamata”.
E l’invito è a un “risposta sistemica”, cioè non risolvere “emergenze singole senza una strategia complessiva che rilanci la professione”, e a “valutare seriamente la legittimità del ricorso sistematico a liberi professionisti esterni per mansioni puramente operative in processi totalmente regolamentati”.
Carenza farmacisti e professionisti a chiamata, Assofarm: rischio di squilibri da bonus partita Iva
Ma per Conasfa, se per risolvere il fenomeno in crescita costante della carenza di farmacisti, il “problema è rendere più attrattiva la Professione del Farmacista collaboratore, la soluzione non può essere quella di mettere in discussione il ricorso ai Farmacisti liberi professionisti o di ipotizzarne una limitazione normativa” che si tradurrebbe “in un tentativo di ridurre la concorrenza tra modelli professionali per comprimere il costo del lavoro dipendente”.
In un settore “già protetto come quello della Farmacia, dove la concorrenza è già strutturalmente limitata da un sistema regolatorio che vincola aperture e distribuzione territoriale delle sedi, limitare anche la possibilità di esercizio libero professionale significherebbe restringere ulteriormente gli spazi di autonomia dei Farmacisti non titolari”.
“La carenza di organici non si affronta comprimendo le alternative professionali, ma migliorando le condizioni contrattuali ed economiche dei Farmacisti collaboratori, valorizzando davvero competenze, responsabilità e carichi di lavoro crescenti.
Se oggi molti colleghi scelgono la libera professione, è perché il mercato segnala un differenziale evidente tra domanda e offerta di lavoro e tra livelli retributivi. La soluzione non è impedire la concorrenza tra lavorare come Farmacista dipendente e come Farmacista libero professionista, bensì alzare l’asticella delle tutele e delle retribuzioni, rendendo il lavoro dipendente realmente attrattivo e offrendo opportunità di crescita e di carriera.
In un settore già fortemente regolato, introdurre ulteriori restrizioni sarebbe un passo indietro rispetto ai principi di equità, libertà professionale e valorizzazione del merito. Negli ultimi anni Conasfa si è spesa per un dialogo costruttivo all’interno del sistema Farmacia ma, se perdura la situazione attuale, con il mancato rinnovo del contratto, la scarsa considerazione della parte datoriale per il collaboratore e quanto scritto sopra, Conasfa potrebbe trovarsi eticamente costretta a lanciare un avvertimento agli studenti degli ultimi anni delle superiori: “Attenzione, iscriversi a Farmacia può nuocere gravemente…al portafoglio””.
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