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07 Marzo 2024

Contaminazione alimentare: microplastiche in pesci del mediterraneo. Lo studio italiano

Lo studio dell’IZS di Abruzzo e Molise In tonno e pesce spada, diffusi e largamente consumati nel bacino mediterraneo, sono state rilevate microplastiche nel muscolo

di Francesca De vecchi - Tecnologa alimentare


Contaminazione alimentare: microplastiche in pesci del mediterraneo. Lo studio italiano

Per la prima volta, in una ricerca condotta dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise “G. Caporale” in collaborazione con il Croatian Veterinary Institute di Spalato e l’Università Politecnica delle Marche, sono state rilevate e caratterizzate microplastiche nel muscolo di due specie di pesci molto diffuse nel Mediterraneo e particolarmente consumate: pesce spada (Xiphias gladius) e tonno (Thunnus thynnus).

Mar mediterraneo, una delle aree più inquinate da microplastiche
Il problema ambientale della contaminazione da microplastiche delle acque degli oceani è noto. È pari a 8 milioni di tonnellate la quantità di plastica che finisce in mare e lì si frammenta in piccole parti (fibre, granuli, pellet pellicole, schiume e frammenti) per l’azione dei raggi UV e e del moto ondoso. Quando i pezzetti si collocano in un intervallo di misura fra 0,1-5000 micron prendono il nome di microplastiche. Il 35% di tutte le MP disperse nell’ambiente (acque comprese) proviene dal lavaggio di abiti in fibre sintetiche.

Il Mar Mediterraneo è una delle aree del pianeta maggiormente inquinate da MP, anche per il fatto di essere un bacino semichiuso. Ne sono state trovate nei sedimenti così come negli organismi viventi che lo popolano.

In studio il passaggio dall’apparato digerente al muscolo dei pesci
Lo studio, pubblicato su Journal of Sea Research, ha riguardato la presenza di microplastiche di dimensioni inferiori ai 10 micron in pesce spada e tonno pescati nel Mediterraneo e polimeri, come polietilentereftalato (PET) e policarbonato (PC), oltre a pigmenti e ad additivi come il bisfenolo A (BPA) e l'acido p-ftalico (PTA), utilizzati nella produzione di plastica. Alcune di queste sostanze sono sotto osservazione per valutare se abbiano effetti sulla salute. Il BPA, per esempio, è considerato un interferente endocrino.

Molti studi precedenti si sono concentrati sul contenuto di microplastiche esclusivamente nell’apparato digerente dei pesci, ha dichiarato Federica Di Giacinto, ricercatrice del Centro per la Biologia delle acque dell’IZS Teramo. “La nostra ricerca, invece, ha potuto evidenziare la contaminazione nei muscoli, proprio la parte che finisce nel piatto dei consumatori. Molto probabilmente le MP sono state ingerite dai pesci per poi passare dall’apparato gastro-intestinale ai tessuti circostanti”. Non si conosce ancora il meccanismo alla base di questo trasferimento, ma è certo che dipenda dalla dimensione minima delle particelle. Non solo, nei tessuti sono stati trovati anche altri polimeri e additivi usati per la produzione delle plastiche da cui le MP si sono originate.

Il polipropilene il polimero maggiormente presente
Il numero delle MP rilevate variava da 140 a 270 per chilogrammo nel pesce spada e da 160 a 270 nel tonno. Il polimero più presente era il polipropilene: nel pesce spada al 33% e nel tonno al 34,7%, mentre i pigmenti più abbondanti sono stati PB115, PB116, PBr101/102. Il livello di contaminazione da plastica si è rivelato simile nelle due tipologie di pesce ad eccezione della forma dei frammenti, dei colori, dei pigmenti e dei polimeri PET e PC. Questa differenza, si legge nell’articolo, suggerisce che il tonno sia più a contatto con la contaminazione costiera mentre il pesce spada con un tipo di contaminazione d’altura, più dipendente dalla catena trofica.

La ricerca anche sulla contaminazione di ulteriori animali acquatici
Il lavoro fissa un punto importante della ricerca sulle MP, perché punta ad una conoscenza più approfondita di questa categoria di inquinanti sia dal punto di vista dell’estensione del fenomeno, sia per l’applicazione di nuove metodologie per la loro quantificazione.

Le microplastiche sono un problema per gli ecosistemi marini perché minano la salute degli animali che le ingeriscono (possono creare occlusioni, veicolare microrganismi patogeni che aderiscono alla superficie e portano nei tessuti animali altre sostanze tossiche disciolte in acqua e che vengono adsorbite dalla superficie delle microplastiche). Ma sono un problema anche perché entrano nella catena alimentare, dall’acqua ai pesci, fino alle nostre tavole. I pesci di dimensioni maggiori, come appunto il tonno e il pesce spada, vivendo a lungo accumulano nei loro tessuti, attraverso la catena trofica, una quantità di inquinanti maggior di quella dei pesci più piccoli.

“I prossimi passi del nostro laboratorio – ha dichiarato infine Di Giacinto - saranno di valutare quale sia il livello di contaminazione in ulteriori animali acquatici, arrivando ad una valutazione dell’effettiva esposizione alla quale sono esposti i consumatori”.


Fonte:

Detection of microplastics, polymers and additives in edible muscle of swordfish (xiphias gladius) and bluefin tuna (thunnus thynnus) caught in the mediterranean sea. Journal of sea research, 2023. Https://doi.org/10.1016/j.seares.2023.102359


TAG: RICERCA, PESCE, NUTRIZIONE, BENESSERE, SALUTE

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