Nutrizione
11 Luglio 2025Lo stress e una dieta ricca di grassi in gravidanza hanno un impatto analogo sullo sviluppo del cervello fetale, aumentando il rischio di disturbi mentali nei figli.

Lo stress e l’eccesso di grassi nella dieta durante la gravidanza hanno impatto analogo sullo sviluppo del cervello fetale, aumentando il rischio di disturbi mentali nei figli. Entrambi i fattori alterano struttura e funzione della placenta e attivano nei feti geni legati a infiammazione e stress ossidativo, con effetti differenziati in base al sesso: nei maschi, maggiore rischio cardio-metabolico; nelle femmine, più colpito il cervello. A dirlo è uno studio su modelli animali coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, parte del Progetto Embed dell’Unione Europea. La ricerca, pubblicata sulla rivista Molecular Psychiatry. Le evidenze suggeriscono la possibilità di sviluppare strategie di intervento, farmacologiche come nutrizionali, che possano agire su entrambi questi aspetti.
Francesca Cirulli, coordinatrice dello studio, dirigente di ricerca presso il Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale dell’Istituto Superiore di Sanità spiega che sono state osservato in modelli animali che l’esposizione a stress o dieta ricca di grassi in gravidanza “modifiche nella struttura e nel funzionamento della placenta”.
“Abbiamo anche evidenziato i geni attivi nel cervello dei feti maschi e femmine al fine di evidenziare segni di infiammazione e stress ossidativo. I risultati mostrano anche che sia lo stress che la dieta grassa della madre causano effetti simili, ma diversi a seconda del sesso del feto. Nei maschi, l’analisi delle proteine espresse dalla placenta indica un potenziale aumento del rischio di malattie cardio-metaboliche future. Nelle femmine, invece, è il cervello a essere più colpito, con un aumento di geni legati all’infiammazione e allo stress ossidativo”.
Sempre in modelli preclinici, continua Cirulli, il team di ricerca ha anche testato l’efficacia di composti antiossidanti come misura di protezione nei confronti dello stress prenatale, psicologico o metabolico. “Tra gli antiossidanti esistenti – prosegue - ci siamo concentrati sull’N-acetilcisteina (Nac), una sostanza derivata dall’aminoacido cisteina. La Nac aiuta a neutralizzare i radicali liberi e potrebbe avere effetti positivi nel ridurre l’infiammazione e migliorare la trasmissione dei segnali nel cervello”.
Il valore di questi risultati, sottolinea l’Iss è la possibilità di “re-indirizzare verso lo studio di nuovi target farmacologici o elementi nutrizionali protettivi al fine di prevenire gli effetti negativi di situazioni avverse sperimentate in gravidanza”.
Tali approcci avrebbero il duplice effetto di proteggere tanto la madre che il feto.
“Il nostro gruppo - conclude Cirulli- si sta concentrando sullo sviluppo di interventi che modifichino lo stile di vita complessivo della donna in gravidanza. Introdurre nella dieta di donne a rischio di obesità o stress psicologico antiossidanti o acidi grassi polinsaturi (omega 3) che si trovano in molti alimenti, rappresenta un approccio fattibile in gravidanza. A tali strategie nutrizionali potrebbero poi essere affiancati supporto psicologico e consigli sul miglioramento dello stile di vita con effetti positivi moltiplicativi sul benessere della madre e del nascituro”.
“I risultati di questo studio, un lavoro corale svolto dai ricercatori dell’Iss - sottolinea il presidente Rocco Bellantone - riaffermano ancora una volta la centralità della prevenzione. La gravidanza è un momento particolare nella vita di una donna, un momento di profondi cambiamenti dal punto di vista fisico come psicologico. Puntare su un cambio positivo di stili di vita proprio in questa fase può regalare benessere duraturo alla futura mamma e al bimbo ed è una strategia su cui i medici che seguono la gestazione dovrebbero puntare, informando le donne sui piccoli cambiamenti possibili e tenendo magari con loro un ‘diario’ dei progressi fatti”.
Lo studio è stato coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, con la direzione scientifica di Francesca Cirulli, dirigente di ricerca presso il Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale. Condotto nell’ambito del progetto europeo Embed e finanziato dal programma Eranet-Neuron, ha coinvolto diversi centri dell’ISS insieme al German Institute for Human Nutrition di Potsdam e al Neurocure Cluster of Excellence della Charité di Berlino. Il primo autore è Chiara Musillo e la corresponding author Alessandra Berry.
Fonte
Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
Oppure rimani sempre aggiornato in ambito farmaceutico iscrivendoti alla nostra newsletter!
POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE
07/01/2026
Una review analizza funzioni, fonti alimentari, fabbisogno e sintomi da carenza di vitamina B12, con un confronto tra le forme naturali e quelle sintetiche utilizzate negli integratori. L’articolo...
A cura di Sabina Mastrangelo
29/12/2025
La dieta mediterranea può ridurre la gravità dei sintomi cutanei e dell’infiammazione nei pazienti con psoriasi, migliorando al tempo stesso la qualità della vita
A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
27/12/2025
Nelle donne in post menopausa il consumo di tè è associato a una maggiore densità minerale ossea dell’anca e al contrario, un’elevata assunzione di caffè (oltre cinque tazze al giorno) può...
A cura di Sabina Mastrangelo
12/12/2025
Una revisione pubblicata su Frontiers in Nutrition analizza le principali criticità di sicurezza della creatina monoidrato e conclude che, nelle persone sane e con prodotti certificati,...
A cura di Redazione Farmacista33

©2026 Edra S.p.a | www.edraspa.it | P.iva 08056040960 | Tel. 02/881841 | Sede legale: Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano (Italy)