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Europa

10 Settembre 2024

Farmaceutica Ue. Rapporto Draghi: investimenti e frammentazione leggi sono le sfide

Il rapporto di Mario Draghi sulla competitività europea (Competitiveness Report): Innovazione, energia e sicurezza sono la priorità. Per il comparto salute migliorare il quadro normativo e sostenere l’innovazione

di Cristoforo Zervos


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Innovazione, transizione ecologica ed energetica e difesa e sicurezza sono i punti fondamentali per rilanciare la competitività e la ripartenza economica dell’Europa e nello specifico del settore farmaceutico e dell’healthcare, “in declino”, le sfide da superare sono gli investimenti in ricerca troppo bassi e l’elevata frammentazione normativa. Sono alcuni spunti emersi dal rapporto sulla competitività firmato da Mario Draghi e presentato ieri a Bruxelles. Ed è su questi temi cruciali che si dovrà fondare la ripartenza economica dell’Unione Europea che naviga a vista nel grande mare della globalizzazione.

Le proposte di Draghi per far ripartire l’Europa

“Urgenza e competenza” sono le parole chiave del rapporto. L’ex Presidente del Consiglio ha esposto nei minimi dettagli la grande sfida posta dal debole tasso di crescita dell’Europa, causato (tra le altre cose) da una produttività insufficiente, da prezzi elevati dell’energia, da una grave mancanza di investimenti, da mercati dei capitali insufficientemente integrati e da una scarsità di lavoratori qualificati.

Innovazione: In Europa mancano istituzioni accademiche di eccellenza e il passaggio dall'innovazione alla commercializzazione è debole. La spesa pubblica in ricerca e innovazione (R&D) è insufficiente e frammentata. Questo impedisce alle aziende innovative di crescere e scalare, portando molte aziende appena nate a trasferirsi all'estero, soprattutto negli Stati Uniti. Draghi sottolinea l'importanza di rafforzare i programmi comuni in R&D e le istituzioni accademiche, facilitando l'accesso ai finanziamenti per gli imprenditori e migliorando il coordinamento tra gli Stati membri.

Energia: L'Europa ha un'opportunità unica con la transizione energetica, ma i costi energetici elevati e la mancanza di capacità di rete ostacolano la crescita. Draghi propone un piano congiunto per la decarbonizzazione che deve essere realizzata in modo efficiente dal punto di vista dei costi, sfruttando tutte le soluzioni disponibili (rinnovabili, nucleare, idrogeno, bioenergia etc) e con una massiccia mobilitazione di finanziamenti pubblici e privati.  L'obiettivo, secondo il rapporto, è di ridurre i costi energetici e garantire sicurezza. L'Europa, leader nelle energie rinnovabili, secondo Draghi dovrebbe sviluppare un'autentica Unione dell'energia per poter prendere le decisioni a livello centrale. Inoltre, Draghi suggerisce di evitare, ove possibile, la delocalizzazione delle industrie strategiche. 

Sicurezza: L'Europa è vulnerabile alle dipendenze esterne, soprattutto per materie prime critiche e tecnologie digitali, come i semiconduttori e i chip, la cui produzione è concentrata in Asia. Draghi sottolinea la necessità di una politica economica estera comune, di investire nella difesa e di rafforzare la catena di approvvigionamento. Saranno necessari massicci investimenti, circa 500 miliardi di euro, per aumentare la sicurezza e l'indipendenza dell'UE, riducendo la sua vulnerabilità geopolitica e garantendo maggiore autonomia decisionale.

Farmaceutica e healthcare: investimenti in R&D e armonizzazione normative

Invece, per quel che riguarda la parte farmaceutica e l’healthcare, il rapporto evidenzia alcune sfide cruciali. l'Europa è in declino nel settore farmaceutico, soprattutto causa bassi investimenti in ricerca (R&D) e una elevata frammentazione normativa. Nonostante l'UE rimanga leader mondiale nel commercio di farmaci per valore, perde terreno nelle aree più dinamiche come i medicinali biologici e le terapie avanzate. Solo due delle dieci medicine biologiche più vendute nel 2022 erano commercializzate da aziende europee, mentre sei provenivano da aziende statunitensi.

L’UE ha difficoltà a mantenere una posizione competitiva negli ‘Orphan Medicines’ e nelle terapie avanzate. Questi farmaci richiedono maggiori investimenti in innovazione e l'UE spende meno della metà rispetto agli Stati Uniti in questo ambito. Inoltre, la frammentazione normativa, soprattutto riguardante la gestione dei dati sanitari, rappresenta un ostacolo anche allo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale (AI) nel settore farmaceutico. L'uso di dati clinici è limitato, anche se il GDPR prevede alcune opzioni per l'utilizzo di dati dei pazienti per la ricerca. Ciò limita il pieno sfruttamento dei dati disponibili. Infine, una normativa complessa rallenta l'approvazione di nuovi medicinali nell'UE (430 giorni in media, contro 334 negli USA) e ostacola i trial clinici. Il rapporto suggerisce di snellire i processi e rendere l'Europa più attraente per la ricerca. In sintesi, il rapporto sottolinea la necessità di aumentare gli investimenti pubblici e privati in R&D e di migliorare il quadro normativo per sostenere l'innovazione e mantenere la competitività nel settore farmaceutico e della salute.

Fonte:

Competitiveness Report

https://commission.europa.eu/topics/strengthening-european-competitiveness/eu-competitiveness-looking-ahead_en 

TAG: AZIENDE FARMACEUTICHE, EUROPA, MARIO DRAGHI, LEGISLAZIONE FARMACEUTICA, INVESTIMENTI, INNOVAZIONE, RICERCA

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