Covid-19, effetti a lungo termine: i sintomi dopo sei mesi
Più di tre quarti dei pazienti ricoverati con Covid-19 presentano ancora almeno un sintomo sei mesi dopo l'esordio della malattia. Lo studio pubblicato su Lancet
Secondo uno studio pubblicato su Lancet, più di tre quarti dei pazienti ricoverati conCovid-19presentano ancora almeno un sintomo sei mesi dopo l'esordio della malattia. «Poiché Covid-19 è una malattia così nuova, siamo solo all'inizio della comprensione dei suoi effetti a lungo termine sulla salute dei pazienti. La nostra analisi indica che la maggior parte delle persone continua a convivere con almeno alcuni degli effetti del virus dopo aver lasciato l'ospedale e sottolinea la necessità di cure post-dimissione, in particolare per coloro che soffrono di infezioni gravi» afferma Bin Cao, del National Center for Respiratory Medicine, del China-Japan Friendship Hospital e della Capital Medical University di Pechino, che ha diretto il gruppo di lavoro.
Stanchezza, difficoltà a dormire e ansia
I ricercatori hanno seguito 1.733 pazienti con Covid-19 dimessi dal Jin Yin-tan Hospital di Wuhan tra il 7 gennaio e il 29 maggio 2020, per un periodo mediano di 186 giorni. Durante il follow-up, il 76% dei pazienti ha riferito il perdurare di almeno un sintomo. Di questi pazienti, il 63% ha segnalato stanchezza o debolezza muscolare, il 26% ha avuto difficoltà a dormire e il 23% ansia o depressione. I pazienti con una malattia più grave hanno mostrato comunemente una funzione polmonare ridotta, e il 56% di quelli con un punteggio di gravità 5-6 (che necessitavano di ventilazione) hanno presentato alterazioni della diffusione. I pazienti con malattia più grave hanno ottenuto risultati peggiori nel test del cammino di sei minuti, con il 29% di quelli con punteggio di gravità 5-6 che camminava meno del limite inferiore del range normale, rispetto al 24% di quelli con punteggio 3 (che non necessitavano di ossigeno) e al 22% di quelli con punteggio 4 (che necessitavano di ossigeno). Gli autori hanno anche rilevato che alcuni pazienti hanno continuato a sviluppare problemi renali dopo la dimissione. I test di controllo sugli anticorpi nel sangue di 94 pazienti dopo sei mesi hanno rivelato che i livelli di anticorpi neutralizzanti erano inferiori del 52,5% rispetto al massimo dell'infezione. Monica Cortinovis, Norberto Perico e Giuseppe Remuzzi, dell'Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, affermano in un editoriale di accompagnamento che, essendoci pochi rapporti sul quadro clinico conseguente a Covid-19, questo studio è pertinente e tempestivo, e sarà necessario proseguire ad approfondire l'argomento.
Quando farmacia e dispensario fanno capo allo stesso soggetto giuridico, il fatturato deve essere considerato unitariamente. Ne consegue che non è possibile “separare” i due punti di erogazione...
La Corte di giustizia dell’Unione europea chiarisce che le preparazioni galeniche officinali non sono soggette alla direttiva sui medicinali e quindi non richiedono Aic, ma conferma che gli Stati...
E' stato esaminato il caso di un farmacista che aveva continuato a esercitare durante la sospensione per mancato obbligo vaccinale. Il Tribunale chiarisce il perimetro del reato di esercizio abusivo...
Quando un Comune cede una farmacia comunale trasformandola in farmacia privata, la procedura di vendita può essere aperta solo ai soggetti che la legge ammette come titolari di farmacia privata. Il...
A cura di Avv. Rodolfo Pacifico
Resta aggiornato con noi!
La tua risorsa per news mediche, riferimenti clinici e formazione.
Dichiaro di aver letto e accetto le condizioni di privacy
AZIENDE
Skin quality e skin longevity tra personalizzazione, studi clinici e evidenze scientifiche
Pubblicata la delibera 6/2026 che ripartisce le risorse del Fondo sanitario nazionale destinate alla sperimentazione delle funzioni assistenziali erogate dalle farmacie nel 2025. Finanziamento in due...