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06 Maggio 2020

Fase 2. Gli indicatori di rischio. Ecco quando si rischia nuovo lockdown


L'evenienza di un nuovo lockdown nella fase 2 andrà valutata con attenzione sulla base di criteri statistici per evitare un rallentamento dell'economia. Le tipologie di indicatori e gli scenari ipotizzabili

Si stima che la nostra economia non ce la farebbe a reggere a un secondo lockdown, ma almeno il governo si va predisponendo a reggere all'impopolarità di una chiusura, eventuale, in caso di ripresa dei contagi da coronavirus. Tale evenienza andrà valutata con attenzione sulla base dei criteri statistici enunciati da una circolare delle Direzioni generali del Ministero della Salute Programmazione e Prevenzione, che propongono dapprima indici per monitorare l'andamento dei contagi e quindi algoritmi di valutazione del rischio che dicono se ci sono basse o alte probabilità di ripresa dell'onda infettiva.

Le tipologie di indicatori: monitoraggio, processo, risultato

Gli indicatori sono di tre tipologie: la prima processa le capacità del sistema di sorvegliare l'andamento della pandemia, la seconda la capacità di accertamento diagnostico da parte del sistema, la terza l'andamento di due segni di buon contenimento che sono stabilità di trasmissione e tenuta dei servizi sanitari.
Sono 6 gli indicatori sulla capacità di monitoraggio: non c'è allerta e si può continuare con la fase 2 inaugurata il 4 maggio, se sono indicati in miglioramento almeno il 60% dei nuovi casi sintomatici (calcolati in relazione ai sintomatici censiti), il 60% dei nuovi ricoverati in infettivologia o pneumologia e il 60% dei nuovi ricoverati in terapia intensiva e rianimazione. Deve essere in miglioramento anche il 60% dei nuovi casi censiti per comune di residenza sul totale dei casi censiti: in pratica, non basta il miglioramento dell'indice quantitativo, serve anche la tendenza della qualità di vita. Le regioni devono inoltre avere un miglioramento dei trend clinici nel 50% delle Rsa e se riscontrano criticità non solo non si può superare la soglia del 30% di strutture in cui tali criticità si presentano ma per non "chiudere" tutto serve avere il trend in miglioramento.
Ci sono poi gli indicatori di processo: le cose vanno bene finché nei vari setting - territorio, ospedale, Rsa - resta in diminuzione la percentuale dei tamponi positivi in rapporto ai tamponi complessivi e finché non passano più di 3 giorni di attesa mediana tra il manifestarsi dei sintomi e la diagnosi Covid/no-Covid. Le regioni devono avere numeri di personale adeguato per il contact-tracing, per l'esecuzione di tamponi, di positivi censiti ai quali si è associato un censimento idoneo dei contatti stretti.
Infine, gli indicatori di risultato: si resta in Fase 2 innanzi tutto se c'è stabilità di trasmissione, se cioè non si registra un aumento del numero di casi positivi riportati alla Protezione Civile, se il tasso di contagio R0 resta inferiore a 1, se non aumentano i casi settimanali registrati alla rete sentinella Covid.net né i casi giornalieri. Peraltro, nei primi 15-20 giorni dal 4 maggio è atteso un aumento dei casi, quindi questi ultimi due indicatori da soli non funzionano ma, per giustificare un lock-down, vanno valutati insieme all'aumento in regione del numero dei casi segnalati alla Protezione civile, già citato, e del numero dei nuovi focolai di trasmissione. Un focolaio si verifica quando si accertano due o più casi collegati tra loro o un aumento inatteso del numero di casi in un tempo ed in una località definiti. Oltre il 90% delle strutture residenziali deve essere Covid-free.
Altri due indicatori di stabilità di contagio sono la stabilità dei nuovi casi non associati a catene di infezione note (con questo familiarizzeremo quando parte la tracciatura blue-tooth) e il fatto che gli accessi di pazienti con sintomi Covid non aumentino in più del 50% dei pronto soccorso. Importantissimi i due indicatori di tenuta dei servizi sanitari: non deve essere occupato da pazienti Covid più del 30% dei letti di terapia intensiva e del 40% dei letti in pneumologia od infettivologia.

Gli scenari ipotizzabili

A questo punto la circolare ipotizza degli scenari individuando algoritmi di valutazione che mettono insieme le combinazioni degli indici citati che possono far propendere per scenari pessimistici ed esemplifica due situazioni. La prima si materializza quando crescono almeno due indici su tre fra aumento dei casi Covid, indice di contagiosità R0 superiore ad 1 e aumento del numero o della taglia dei focolai; in presenza di trasmissione diffusa la probabilità di rischio è alta e si chiudono le città. La seconda si materializza al coincidere tra l'insorgenza di nuovi focolai, ad esempio nelle Rsa, e dei primi segni di sovraccarico delle strutture del servizio sanitario pubblico.

TAG: PIANO D'EMERGENZA, GRANDI EMERGENZE, CORONAVIRUS, COVID-19, SARS-COV-2

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